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San Baronto vuole indietro la farmacia

Martina Trivigno
L'assemblea al circolo Arci (foto Nucci)
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L'assemblea al circolo Arci (foto Nucci)

Accesa assemblea al circolo Arci: il Comune revochi la delibera, il trasferimento ci priva di un servizio presente da 50 anni

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SAN BARONTO. Non hanno convinto gli abitanti di San Baronto, le spiegazioni e le rassicurazioni del sindaco di Lamporecchio, Alessio Torrigiani, del vicesindaco Daniele Tronci e della farmacista Sandra Palandri.

Seduti dietro allo stesso tavolo, hanno incontrato la popolazione al circolo Arci, venerdì sera, in un'assemblea gremita e rumorosa. La questione della chiusura dell'unico presìdio farmaceutico, con conseguente trasferimento al polo commerciale di piazza Falcone, è un tema caldo. E, d'altronde, come potrebbe non esserlo. La farmacia rurale di San Baronto, che ha aperto i battenti 50 anni fa, rappresenta un punto di riferimento importante per le circa mille persone che abitano la collina. In tanti, dunque, hanno riempito la sala, per conoscere novità ed avere aggiornamenti. E, ovviamente, non sono mancati gli interventi. Oggetto di discussione, soprattutto, la relazione tecnica, allegata alla delibera della giunta comunale del 29 novembre 2016, in cui l'amministrazione valutava "di procedere ad una revisione ordinaria della pianta organica delle farmacie".

«Nella delibera - ha detto Ivo Torrigiani - vi sono delle contraddizioni formali. La legge dice che occorre garantire un'equa distribuzione del servizio farmaceutico sul territorio. Se la farmacia si trasferisce a Lamporecchio, questo principio, però, viene meno. E ancora: il dispensario farmaceutico, a cui si fa riferimento nella relazione, non è una farmacia. Nel documento, infatti, è spiegato a chiare lettere che l'apertura di un presìdio farmaceutico, in aggiunta alle farmacie esistenti, sarà stagionale. L'amministrazione deve avere davanti sé l'interesse pubblico. Per questo chiedo la revoca della delibera ed anche la possibilità di esplorare nuove soluzioni per venire incontro alle esigenze della popolazione».

«Nella relazione - dice Silvia Torrigiani, ex vicesindaco di Lamporecchio - si parla di un parere negativo da parte dell'Azienda Usl, che risale al 18 marzo 2016. Da quel giorno è passato quasi un anno. Perché l'incontro con la cittadinanza non è stato fatto prima? E, comunque, questo atto, formalmente, non sta in piedi: qualunque tecnico potrebbe smontarlo». Lamentele sulla mancata informazione sono arrivate anche dal gruppo del Movimento 5 Stelle. «La questione non è stata mai affrontata in consiglio comunale o nelle commissioni», ha concluso Cinzia Benvenuti.

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