Il Tirreno

Montecatini

Terme, Bellandi rassicura: «Un anno di tempo per privatizzare»

di David Meccoli
Il sindaco Giuseppe Bellandi
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Il sindaco Giuseppe Bellandi

Il sindaco di Montecatini: non tiriamo giù il bandone entro il 30 giugno. Vorremmo però avere le manifestazioni d’interesse

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MONTECATINI. «Il 30 giugno? Non è una data perentoria, per la quale rischiare di gettare tutto alle ortiche per la fretta. Ma entro tale termine dovranno essere arrivate almeno le manifestazioni d’interesse, per poi iniziare un percorso che contiamo di concludere entro l’anno».

Il sindaco Giuseppe Bellandi chiarisce alcuni punti fondamentali per il futuro prossimo delle Terme. E lo fa al termine di una giornata, quella di mercoledì 25 gennaio, trascorsa in buona parte a parlare dell’azienda più importante della città (e tra gli interlocutori c’era anche l’ex amministratore unico delle Terme, Giovanni Fiori, che proprio nei giorni scorsi ha dichiarato al “Tirreno” il suo interesse per la società).

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Ma partiamo proprio dalle tempistiche. Nel piano di razionalizzazione delle società partecipate da parte della Regione, pubblicato a fine anno nel Bollettino ufficiale, era emerso l’indirizzo politico di dismettere le quote delle Terme di Montecatini entro il 30 giugno. Termine che ha preoccupato non poco le categorie economiche e i lavoratori: il timore – si è detto da più parti – è quello di fare le cose troppo in fretta con il rischio di attivare un processo di privatizzazione che possa ripetere i tragici errori della vicenda Vitawell. «Un piano economico-finanziario serio – spiega ora il sindaco – ha bisogno dei suoi tempi e se è in corso una trattativa, questa non comporta un’automatica scadenza. In altre parole, il 30 giugno non tiriamo giù il bandone delle Terme: chi lo pensa ha fatto una lettura affrettata. Capisco le preoccupazioni degli albergatori, ma voglio tranquillizzarli: la privatizzazione che abbiamo in mente servirà per salvare e per rilanciare le Terme, non certo per svenderle o portarle lungo un percorso che già in passato si è rivelato fallimentare».

Poi, per essere ancora più chiaro: «Siamo i primi a voler rispettare le regole e condividiamo con la Regione l’esigenza di avviare il percorso di privatizzazione ma, anche se i tempi non si possono dilatare all’infinito, è alla fine dell’anno che guardiamo per la loro conclusione. Non è pensabile che tutto possa essere finito a breve: servono tempi tecnici per una scelta così importante. Il 30 giugno, ma anche prima, vorremmo però avere pronte le manifestazioni d’interesse degli investitori».

E anche su questi ultimi il sindaco dice la sua. «Se in città c’è chi ha intenzione di investire, si faccia avanti con un progetto fattibile e preciso. A Salsomaggiore, per esempio, la gestione è rimasta in mano a imprenditori locali. Ho già incontrato il comitato Montecatiniperleterme, ma non posso certo essere io a fare una trattativa privata. Per la salvezza della società, però, ora servono mezzi chiari».

E ieri il sindaco ha incontrato Giovanni Fiori (in qualche modo legato al comitato), mentre recentemente aveva accolto a Montecatini rappresentanti del gruppo Quadrio Curzio (interessati alla gestione, ma non a rilevare l’azienda). «L’impressione che mi hanno fatto – dice Bellandi – è più che positiva. Hanno praticamente inventato le terme a Milano e a Torino e vogliono rilanciare il sistema termale italiano. Non ne posso che essere contento».

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