La protesta
Assohotel critica la Regione sulla vendita delle terme
«Privatizzare va bene ma questa è una svendita» dicono dall'associazione che si unisce all'Apam nelle critiche al socio di maggioranza
MONTECATINI. «Non diciamo di no alla privatizzazione delle Terme, ma certo non può avvenire in questi termini». Assohotel Confesercenti si inserisce nel dibattito che da qualche giorno si è aperto sul futuro dell’azienda più importante del territorio e dopo aver letto «i vari comunicati che sulla stampa appaiono da parte del collega, presidente di Apam, Dante Simoncini, e in risposta dell’assessore regionale Federica Fratoni». L’Apam, con una voce unica assieme a Federalberghi di Chianciano, aveva tuonato contro la Regione che vuole liquidare le due società entro l’estate (“Inadeguato il cronoprogramma che questo provvedimento impone, per i riflessi negativi che tale fretta causerebbe in una auspicata trattativa nei confronti di un nuovo gestore”, aveva scritto in una nota Simoncini). Pronta la risposta dell’assessore Fratoni: «Anacronistico pensare che nel 2017 e con le attuali condizioni sia il pubblico a fare termalismo: per un vero rilancio servono validi imprenditori».
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«Concordiamo con l’amico Dante – dice ora il presidente di Assohotel, Fabio Cenni - quando scrive che è fermamente contrario a una privatizzazione dettata da delle tempistiche più consone alla vendita di un appartamento che alla principale azienda cittadina. Aggiungiamo che una privatizzazione realizzata senza aver specificato in nessun atto o delibera, da parte di entrambi i soci, un criterio che porti alla preferenza di un determinato progetto rispetto a un altro, ma solo indicando le tempistiche, si chiama svendita, che non dà alcuna garanzia né alla nostra categoria, né ai lavoratori che direttamente tanto quanto noi dovrebbero sentirsi preoccupati».
«La privatizzazione – prosegue Cenni - è inevitabile perché la gestione pubblica delle Terme è stata sotto gli occhi di tutti una débacle. In pochi anni, da quando Regione e Comune hanno ricevuto “in dono” dallo Stato la società e tutto il patrimonio immobiliare che conteneva, sono stati commessi troppi errori che hanno portato a dei lavori lasciati a metà (Leopoldine), a immobili venduti di volta in volta per pagare il corrente, a un debito pesante che prima non c’era».
«A seguito dell’aumento di capitale – conclude, non senza una nota polemica, l’associazione degli albergatori legata a Confesercenti - la Regione Toscana ha acquisito una partecipazione qualificata della società a causa della quale può disporre come sta facendo del futuro della città, senza che il socio di minoranza (il Comune) possa dir nulla. Forse qualcosa sarebbe andato diversamente se la ripartizione delle quote fosse stata paritaria? Forse avremmo assistito a uno scontro in cui il nostro sindaco avrebbe difeso i diritti della collettività in maniera più energica di fronte all’altro socio?».
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