Il Tirreno

Montecatini

Capitale ed esperienza: una cordata per le Terme

di David Meccoli
La Palazzina regia, sede delle Terme spa di Montecatini (foto Nucci)
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La Palazzina regia, sede delle Terme spa di Montecatini (foto Nucci)

Giovanni Fiori e il gruppo Quadrio Curzio sembrano avere le carte in regola per subentrare a Comune e Regione nella stanza dei bottoni in Palazzina Regia a Montecatini

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MONTECATINI. Una strana coppia per le Terme, un matrimonio di sicuro interesse (per tutti), in grado però di scaldare ugualmente i cuori di chi prova un senso di straniamento passando davanti al cantiere infinito delle Leopoldine. Da una parte il capitale, quello vero, certificato. Dall’altro l’esperienza della gestione e la voglia di fare (non più con in mano un complesso termale qualunque, ma con una città termale) il salto di qualità per meglio “vendersi” anche all’estero.

Inevitabile che Giovanni Fiori e il gruppo Quadrio Curzio finissero per incontrarsi. Sono tanti i soggetti che, a vario titolo, si sono affacciati in Palazzina Regia negli ultimi mesi (lo hanno ammesso in diversi momenti al Tirreno sia l’amministratore unico della società, Carlo Brogioni, sia l’assessore regionale al termalismo Federica Fratoni). Ma questa cordata, in grado di portarsi eventualmente dietro anche il comitato di imprenditori locali, sembra essere in vantaggio su tutti.

L’Americano. Le Terme sono sempre rimaste nel suo cuore. Anche dopo che si era esaurito il suo incarico da amministratore unico della società di viale Verdi (che ha svolto tra il giugno 2008 e il giugno 2010) e dopo che come successore indicò una persona di sua assoluta fiducia, Paola Paganelli. Sono rimasti forti i legami con l’azienda: Giovanni Fiori (per gli amici Gianni o “John”, per i suoi lunghi trascorsi nelle aziende a stelle e strisce) è stato uno dei pochi che ha messo da parte le chiacchiere e ha scelto di acquistare in prima persona le obbligazioni societarie (di fatto prestando i suoi soldi alla società, che anche allora navigava in acque scure), per poi iniziare una lunga azione di mecenatismo che lo ha portato a presiedere il festival Estate Regina (dal 2012), a ideare il festival della cultura italo-russa Oci Ciornie e a finanziare di tasca propria (con 5mila euro) borse di studio universitarie (con l’obiettivo di dare validazione scientifica alla fangoterapia termale) e la pubblicazione “Le Terme di Montecatini in cartolina” (nel 2013).

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Ma per l’Americano, che da amministratore unico si accontentò di uno stipendio da 36.000 euro lordi, lui che è sempre stato ai primi posti nelle dichiarazione dei redditi a Montecatini, questi erano poco più che divertissement da pensionato di lusso. Lui, in realtà, punta al grosso, e con diverse persone a lui vicine non l’ha neanche mai troppo nascosto. Si tratta ora di capire se l’obiettivo è il pacchetto azionario completo delle Terme, oppure solo alcuni immobili strategici.

Alcune voci parlano infatti di una esplicita richiesta di Fiori per le Panteraie, con annessa compensazione dei debiti accumulati dalla precedente società di gestione. Ma il Tettuccio, e probabilmente ancor di più le Leopoldine, restano il vero amore di “John”, che vorrebbe riscrivere la storia di Montecatini dopo una vita da giramondo. Dopo gli Usa i suoi interessi economici, quasi tutti nel campo dei pezzi di ricambio per le case automobilistiche e del gas, lo hanno infatti portato in Polonia, Germania e negli ultimi anni in Cina. E proprio dal Celeste Impero arriverebbero ulteriori finanziatori del progetto-Terme che ha in mente Fiori. Il quale, comunque, tanto per anticipare un po’ i tempi con una manovra avvolgente prima dell’assalto finale alla “fortezza Terme”, ha messo a segno altri colpi da 90: si è infatti preso Villa Patrizia a Montecatini Alto (che ha poi ceduto in gestione alla Bk1) dalla famiglia Cardelli, che a sua volta aveva acquistato (proprio dalle Terme) il teatro Verdi; ha poi messo il suo sigillo anche su qualche albergo e proseguito la “spesa” in Versilia, comprando una villa di proprietà della famiglia montecatinese Panati a Forte dei Marmi.

Quadrio Curzio. Il gruppo imprenditoriale, dal canto suo, ha ormai da diversi anni fatto la spesa nei centri termali più importanti d’Italia: Bormio, Dolomiti, Milano, Torino, Roma, San Pellegrino, Pré Saint Didier e, a breve, Chamonix e addirittura New York. Per loro terme fa rima con core-business. Ma Montecatini sarebbe “qualcosa di diverso”, una città termale e non un (più o meno) “semplice” complesso, una piscina più hotel. Un biglietto da visita (non facciamo finta di dimenticarci che il nostro è ancora un “marchio” conosciuto in tutto il mondo) da spendere nei contatti all’estero.

L’alleanza. Dopo essere stato amministratore unico delle Terme, Fiori ha tutta l’intenzione di provare a tornare negli uffici della Palazzina Regia. Da solo o con il sostegno finanziario di altri soggetti (e tra questi forse anche il comitato Montecatiniperleterme, che proprio nei giorni scorsi ha pubblicato un “appello” a tutta la città con l’obiettivo di andare ad acquisire le quote di maggioranza della società). Il gruppo Quadrio Curzio avrebbe dalla sua l’esperienza per gestire anche tutto il compendio termale e far fruttare l’investimento fatto dal nuovo proprietario delle Terme. Comune e Regione devono dismettere (lo impone la legge) le loro quote societarie entro il 2017. Si tratta ora di trovare l’intera quadratura del cerchio e di far combaciare la domanda con l’offerta.

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