Il Tirreno

Montecatini

«Ti ammazzo». E dà fuoco alla porta

di Massimo Donati
«Ti ammazzo». E dà fuoco alla porta

Giovane di 21 anni arrestato dalla Polizia. Si era invaghito di un’ucraina ed era andato a casa sua con una bottiglia di benzina

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MONTECATINI. «Ti ammazzo, ti brucio viva». Mentre stava correndo in auto da lei, gliel’ha urlato più volte in quei messaggi vocali. E quando è arrivato con una bottiglia piena di benzina a casa della ragazza di cui si era invaghito, è stato chiaro che non si trattava solo di una minaccia: dopo aver tentato invano di sfondare a calci e a spallate la porta dell’appartamento, ha deciso di svuotare la bottiglia sulla soglia e appiccare il fuoco. Per poi dileguarsi in strada mentre il fumo della porta ormai in fiamme stava già invadendo la tromba delle scale del condominio di corso Roma. Una fuga che si è conclusa appena tre quarti d’ora dopo, attorno alle sette di sabato mattina. quando ai suoi polsi sono scattate le manette dei poliziotti del Commissariato di Montecatini.

Adesso si trova in carcere con l’accusa di atti persecutori, minacce, danneggiamento a seguito di incendio e lesioni Nicolas Berardi, 21 anni, di Pieve a Nievole, con alle spalle già una denuncia per stalking nei confronti di una fidanzata di quand’era ancora minorenne. Il giovane sarà interrogato questa mattina dal gip del tribunale, Alessandro Buzzegoli. I particolari dell’indagine lampo che lo ha portato dietro le sbarre sono stati illustrati ieri mattina dalla vicequestore Mara Ferasin, dirigente del Commissariato di Montecatini. Che ha voluto sottolineare come l’arresto in flagranza sia stato il risultato della sinergia vincente fra i suoi uomini della Squadra volante e della Polizia giudiziaria: «Un plauso a tutti loro», ha detto, per poi ripercorrere l’ennesima vicenda di violenza sulle donne.

Oggetto della morbosa passione del giovane, una ragazza ucraina di vent’anni, che lavora e vive a Montecatini. Nicolas Berardi la conosce circa un mese fa. I due escono con lo stesso gruppo di amici. Qualche bevuta, qualche serata al pub. Tutto qua. Ma col passare dei giorni lui vorrebbe che la loro relazione si trasformasse in un qualcosa di più. Niente da fare. Lei è categorica. Ma lui non si arrende. Telefonate, messaggini, sempre più pressanti, sempre più minacciosi. Poco dopo la mezzanotte di venerdì scorso decide di andare a cercarla, e la trova fuori da un locale del centro, insieme ad altri amici. Le gelosia gli fa perdere la testa, ne nasce una scazzottata con due di loro, in cui si ferisce anche una mano. Lui se ne va, gli amici, temendo per l’incolumità della ragazza, l’accompagnano fino a casa, in corso Roma, dove vive con la sorella.

Sembra tutto finito. Ma non è così. Berardi torna alla carica. Da un amico si fa accompagnare in auto a un distributore di carburante con una scusa: «Sono rimasto con lo scooter a secco». E lì riempe di benzina un bottiglia di plastica. Poi si fa portare sotto casa della ragazza. Durante il tragitto la chiama, le manda messaggi, tempestandola di minacce di morte. Una volta a destinazione, entra nel palazzo, sale le scale e si attacca al campanello. Dice che vuole solo parlare, ma la ventenne ucraina non gli crede. E fa bene. La sorella scorge dallo spioncino la bottiglia che spunta dal giubbotto, e avverte anche l’odore di banzina. «Chiama il 113, ha la benzina», grida. Lui cerca di sfondare la porta, ma solo uno dei cardini cede. Ha paura che arrivi la polizia e decide di versare la benzina sopra e sotto la porta e dare fuoco a quella. Poi scappa e si fa accompagnare a casa, a Pieve a Nivole, dall’amico che l’aspettava in strada (amico che per questo verrà poi denunciato per favoreggiamento).

Sul posto accorre una Volante. La tromba delle scale è piena di fumo, alcuni condomini stanno fuggendo in strada. Ma le due sorelle sono già riuscite a domare le fiamme. E da loro i poliziotti vengono a sapere ciò che è successo. Del giovane sanno solo il nome di battesimo, Nicolas. Ma agli uomini del commissariato basta quello. In pochi minuti sanno anche il cognome. Vanno a casa sua. Non lo trovano. La caccia all’uomo si estende verso Pescia, e lì lo scorgono mentre si aggira sul lungofiume. Lo bloccano, lui nega, poi, in commissariato, ammette di essere stato lui ad appiccare il fuoco. E resta in silenzio. Oggi, l’interrogatorio.

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