Gioco
Sfruttamento, sequestro e rapina: assolto
Dopo sei anni, il carcere e una trentina di udienze Antonio D’Auria scagionato in tribunale dalle accuse
MONTECATINI. «Più di cinque mesi di carcere, dal 14 ottobre 2010 al 28 marzo 2011; poi arresti domiciliari per altri 4 mesi e ancora obbligo di firma tre volte alla settimana dal luglio all’ottobre 2011. In pratica oltre un anno di privazione o limitazione della mia libertà. E poi una trentina di udienze, fino alla sentenza del Tribunale di Pistoia perché il fatto non sussiste. Ci sono voluti sei anni, ma alla fine la mia innocenza è stata provata. Per me è come uscire da un incubo che mi ha sconvolto moralmente e fisicamente».
Antonio D’Auria, 42 anni, originario di Gragnano, in provincia di Napoli, ma da anni residente con i suoi familiari a Montecatini, è ancora provato da questa esperienza. «Ringrazio il mio avvocato, Gabriele Terranova del foro di Prato, che ha sempre creduto in me, nella mia innocenza, e alla fine è riuscito a portarmi fuori da questo calvario».
Pesanti le accuse a carico di D’Auria: induzione e sfruttamento della prostituzione, consumata e tentata; sequestro di persona; rapina e tentata violenza privata. Reati per i quali il pubblico ministero aveva chiesto 6 anni di reclusione e 6.000 euro di multa.
Una vicenda che vedeva coinvolte prostitute ungheresi, sfruttatori e presunti sfruttatori, tratta delle donne tra Montecatini e la Campania. Una girandola di episodi che appariva una via di mezzo tra un film sulla mala di provincia, di quelli che una volta si proiettavano nei cinema per fare cassetta, e una sceneggiata napoletana. E che poi, alla prova del tribunale, non hanno avuto conferme.
D’Auria era accusato di aver sfruttato due ragazze a Montecatini ed anche in Campania dai primi mesi del 2009 al luglio 2010, addirittura sequestrandone una in combutta con alcuni complici e costringendola a salire sulla sua auto, sotto la minaccia di una pistola, per condurla poi in Campania. E poi altri episodi ancora, come il furto della borsetta di una delle ragazze; o le minacce (sempre a Montecatini) nei confronti di due lucciole bulgare alle quali veniva imposto di cedere parte dei loro guadagni a lui e ai suoi complici.
Tutte accuse che poi sono crollate a seguito di una rogatoria internazionale nella Repubblica Popolare di Ungheria, nella quale una delle accusatrici ha affermato che si era trattato di un errore di persona. Mentre un’altra ragazza, che aveva denunciato di essere stata costretta con la forza a salire sulla macchina, e poi minacciata con una pistola, e di essere stata portata in una località “vicina a un vulcano” e qui indotta a prostituirsi, ha raccontato di essere riuscita a fuggire con l’aiuto di un altro ragazzo e di essersi fatta riconsegnare i suoi documenti da un’altra donna che avrebbe dovuto essere invece la sua carceriera. Ricostruzione non confermata da quest’ultima che, anzi, ha raccontato di essere stata aiutata proprio da D’Auria a liberarsi dallo sfruttamento di un suo connazionale che l’aveva portata a Montecatini. Dichiarando che le false accuse nei confronti dell’imputato erano state in sostanza fabbricate dalle altre ragazze della “scuderia” di quest’ultimo, che aveva cercato di incastrare l’imputato e di fargli pagare lo sgarro di avergli sottratto una delle sue donne, fonte di reddito illecito.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
