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Reato prescritto per il manager Benigni

Reato prescritto per il manager Benigni

Il direttore di banca originario di Buggiano era accusato di aver trattenuto un assegno arbitrariamente

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PISA. Troppo tardi. Il reato è estinto. I tempi dilatati della giustizia chiudono con una sentenza di non doversi procedere per prescrizione il processo a carico di Mauro Benigni, direttore generale della Banca di Pisa e Fornacette. Sono bastati pochi minuti di camera di consiglio al giudice Donato D’Auria per arrivare al verdetto che chiude il capitolo giudiziario del dirigente bancario, 71 anni, residente a Buggiano. Una sentenza che non è un’assoluzione nel merito, ma che prende atto di un procedimento arrivato in aula fuori tempo massimo per un episodio che risale al 2008.

All’origine della vicenda c’era la denuncia di un cliente della banca - assistito dall’avvocato Nicolò Bucca - che un giorno si presenta allo sportello per incassare un assegno. Pensa di uscire con i soldi in contanti, ma arriva il direttore che gli dice: «Questo lo teniamo noi, perché serve a coprire il debito di suo figlio». E così il padre di un imprenditore fallito decide di querelare il dirigente bancario accusandolo di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

La Procura cita in giudizio Benigni, difeso dall’avvocato Stefano Del Corso, ma nel giro di un paio di udienze il dibattimento neanche decolla e si arriva alla sentenza di non doversi procedere.

All'epoca dei fatti, siamo nel 2008, la parte civile, residente nel Pisano, era titolare di una ditta individuale. Il figlio, invece, aveva una Srl che nel frattempo era fallita lasciando un’esposizione di circa 380mila euro con la Banca di Pisa e Fornacette. Un giorno il papà va nella sede centrale sulla Tosco Romagnola. In tasca ha un assegno di 1.400 euro che intende cambiare. Si presenta allo sportello ed esibisce il titolo di credito. Il cassiere fa i suoi controlli e dopo qualche conciliabolo con i superiori la situazione viene presa in mano dal direttore generale. «L'assegno lo teniamo noi, perché così almeno 1.400 euro li abbiamo recuperati», sostiene di essersi sentito rispondere da Benigni la parte civile quando gli dissero che quei soldi se li sarebbe tenuti la banca.

Per la difesa il comportamento del direttore generale era stato corretto. Secondo la banca il papà era garante per i debiti della società del figlio e, quindi, in presenza di un credito esigibile l'istituto aveva proceduto al recupero. Di segno opposto la tesi della parte civile secondo la quale non c'era alcun documento che provasse la garanzia del padre sui debiti del figlio. La prescrizione evita ogni approfondimento e chiude il processo con l’estinzione del reato.(p.b.)

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