Gioco
Santella restaurata in Sant’Antonio
Donata alla parrocchia dalla famiglia Guidi raffigura la Madonna con bambino
MONTECATINI. Alla presenza del vescovo Roberto Filippini e del sindaco Giuseppe Bellandi, domani alle 10,30, nella chiesa di S. Antonio, si terrà la presentazione della “Santella con Madonna e Bambino”, appena restaurata, alla comunità di Montecatini Terme. Si tratta della donazione di un’opera seicentesca della Famiglia Guidi di Pescia alla parrocchia montecatinese.
La santella, o tabernacolo, raffigura la Madonna seduta di tre quarti nell’atto di sorreggere nel suo grembo Gesù Bambino che giocherella col manto della Madre, mentre ai lati nella parte alta sbucano teste di Cherubini. Un’incisione in basso riporta la data 1613 e la scritta “Pro Diva”. L’opera è in terracotta policroma con colori legati a tempera grassa (pigmenti in polvere mescolati con sostanze proteiche), quindi colori molto accesi e vivi tipici del ‘600 che durante la pulitura sono venuti alla luce, sotto altri strati aggiunti in epoche successive.
Come in tutte le opere policrome degne di nota, anche qui è presente l’azzurrite per il blu, il cinabro per il rosso, la biacca per il bianco, la malachite per il verde, il giallo di piombo e sul verde della greca è stato steso il resinato di rame (stemperato nella resina) più intenso e trasparente rispetto all’altro verde scuro. Questo tipo di santelle nei secoli scorsi era usuale in Toscana. La scultura appartiene alla categoria di “altaroli familiari” che si trovavano murati nelle case e davanti alle quali si riuniva la famiglia per pregare. Ma opere simili si trovavano anche nei campi, sui cigli delle strade o ai bivi degli incroci e sono conosciute come margini. Le santelle familiari sono diventate rarissime e andate distrutte perché non vi era la cura nel conservarle: quando andava demolita la casa venivano perse anche le santelle.
Il restauratore Domenico Cretti di Bergamo ha stimato che si tratta di una terracotta di altissima qualità che al tatto appare come “biscottata”. Presumibilmente l’argilla dell’impasto proviene dalla zona di Impruneta.
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