Gioco
Dal ministero 600.000 euro per lavori socialmente utili
Il progetto della Società della salute è partito con 6 rifugiati di Lamporecchio ma si estenderà anche agli ospiti di Montecatini, Monsummano, Uzzano e Pescia
LAMPORECCHIO. Eseguiranno dei lavori socialmente utili sul territorio del Comune, sotto forma di volontariato, i sei rifugiati - provenienti da Gambia, Pakistan, Senegal, Afghanistan e Costa d'Avorio - ospitati a Lamporecchio. Ma non saranno gli unici. Molto presto, infatti, anche a Montecatini, Uzzano, Monsummano e Pescia, i migranti saranno impiegati in lavori di pubblica utilità. A spiegarlo sono il direttore della Società della salute della Valdinievole, Claudio Bartolini, e il presidente Pier Luigi Galligani.
«Sempre nell'ambito del progetto Sprar, promosso dalla Sds - spiegano - abbiamo partecipato ad un bando del ministero dell'Interno, ottenendo un finanziamento di circa 600.000 euro da impiegare in due anni di tempo». Una cifra consistente, che, in collaborazione con il raggruppamento di cooperative Co&So e Ati, permetterà di spalmare il capitale sui cinque Comuni. «L'obiettivo - continuano - è quello di far sì che i trenta rifugiati che stiamo ospitando, di cui 6 a Lamporecchio, 6 a Pescia, 6 a Uzzano, 6 a Monsummano e 6 donne vittime della tratta di esseri umani a Montecatini, possano ottenere la maggiore integrazione possibile nella comunità in cui vivono. I rifugiati diventano in questo modo soggetti attivi e importanti per la cura dei nostri beni comuni».
A Lamporecchio i migranti abitano in un appartamento privato in via Aldo Moro, messo a disposizione da un cittadino, da oltre quattro mesi. Altri tredici, originari del Mali e dell'Eritrea, poi, sono ospitati a Villa Bonadea, in via del Madonnino a San Baronto. La struttura ricettiva, infatti, è diventata un Cas, ovvero un centro di accoglienza straordinaria, istituto nato circa due anni fa allo scopo di sopperire alla mancanza di posti nella fase della prima accoglienza, prima dell'inserimento all'interno del progetto Sprar.
«Ovviamente si tratta di attività di volontariato non retribuite - spiega Tiberio Favagrossa, coordinatore del progetto, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati - e i sei ragazzi si occupano, principalmente, della cura e della gestione delle aree verdi, dando anche il proprio supporto agli operai. Due alla volta, per due giorni a settimana dalle 9 alle 12,30, saranno impiegati nei giardini pubblici delle frazioni del Comune. È un importante impegno per loro, che andrà a sommarsi alle molteplici attività che svolgono durante la settimana, come i corsi di lingua italiana ed anche quelli di informatica». Abbiamo poi chiesto ai rifugiati che cosa ne pensassero di questa nuova attività. «Ci troviamo molto bene qui - hanno spiegati in un buon italiano - e siamo sicuri che questa nuova esperienza ci permetterà di farci conoscere sempre meglio alla popolazione locale».
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