Il Tirreno

Montecatini

Assolto dall’accusa di aver aiutato due detenuti a evadere

PISA. Quattro anni fa fece scattare un allarme sulla sicurezza delle carceri in Toscana. Il terzo caso di evasione nel giro di pochi giorni. Senza contare che per la seconda volta in due anni...

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PISA. Quattro anni fa fece scattare un allarme sulla sicurezza delle carceri in Toscana. Il terzo caso di evasione nel giro di pochi giorni. Senza contare che per la seconda volta in due anni qualcuno fuggiva dal Don Bosco calandosi dal muro di cinta aggrappato alle lenzuola. La prigione in cui aveva "soggiornato" anche Totò Riina sembrava un colabrodo, una groviera del sistema penitenziario. Anche perché per giorni carabinieri e polizia furono costretti a dare la caccia a Francesco Zazzaro. Campano, 44 anni.

Da ieri quel bug è stato cancellato. Zazzaro, sotto processo per essere evaso di prigione, in pratica è stato condannato a rientrarci. Il giudice Luca Salutini gli ha comminato tre anni di reclusione, mentre un anno e otto mesi dovrà scontarlo Roberto Sandrelli, viareggiono di 51 anni, che all’epoca si trovava al Don Bosco per reati di droga e aiutò Zazzaro e un altro a scappare (l’altro però fu ripreso). Assolto invece Samuele Roviezzo, 42 anni di Pescia, ancora detenuto per concorso in omicidio, scagionato però dall’accusa di aver aiutato i due a procurarsi gli strumenti per scavare il buco in un muro e poi piazzare una scala nel cortile per salire sul muro di cinta.

Succede tutto all’alba dell’8 gennaio 2012. Bougera (l’altro detenuto che tentò l’evasione) e Zazzaro, all’epoca detenuto e in attesa di giudizio per rapina, dopo giorni di scavo, riescono a rimuovere tre pietre dalla parete del centro clinico, profondo appena 50 centimetri. Da lì escono nel cortile, dove trovano una scala. Dovrebbe appartenere a un cantiere vicino per la costruzione di un altro padiglione, ma non si sa come è fuori dal recinto e consente loro di scalare il muro di cinta e poi calarsi fuori con le lenzuola. La tecnica, seppure vintage, era andata bene due anni prima a due albanesi. Per il tunisino si rivela disastrosa: il lenzuolo si strappa e lui precipita fratturandosi il bacino. Lui, sì, viene subito catturato. Zazzaro invece riesce a fuggire, è costretto a un piano B, ma ce la fa, fuggendo a bordo di una utilitaria. E ci riesce anche perché l’impianto di allarme installato sul perimetro della casa circondariale non funziona. Alla fine i carabinieri lo braccano sei giorni dopo a Caivano, in provincia di Napoli.

Mario Neri

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