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Montecatini, il Caffè Biondi chiude entro Natale

di Luca Signorini
Il Ceffè Biondi si appresta a tirare giù le saracinesche
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Il Ceffè Biondi si appresta a tirare giù le saracinesche

La conferma del gestore: «Non abbiamo trovato l’accordo con la proprietà». E torna il “buco nero” in pieno centro

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MONTECATINI. Due anni e poche soddisfazioni. E allora il Caffè Biondi chiude di nuovo. Questione di poco, qualche settimana, sicuramente entro Natale. «Il tempo di prendere tutte le nostre cose e portarle via», conferma Massimo Nannini, titolare insieme a Loredana Rosellini della Cappellaio Matto Srl, la società che gestisce il locale dal 20 dicembre 2014.

Non c'è pace per il centralissimo (e storico) bar di piazza del Popolo. E le voci si rincorrono (ma per ora nessuna conferma): tra la difficoltà ad onorare un canone d'affitto che appare ai più piuttosto proibitivo (circa 8.000 euro al mese) e il muoversi nell'ombra di imprenditori con il portafogli pieno che stanno facendo vacillare la proprietà (arrivano dalla Cina?). Fatto sta che a breve i tavolini spariranno ancora dietro le serrande abbassate. «Sicuramente lasceremo l'attività, non abbiamo trovato un accordo con i proprietari del fondo», aggiunge Nannini. E così il Biondi continua a leccarsi le ferite.

Data storica il 31 dicembre 2012: quel giorno il Caffè mise i lucchetti alle porte, e da lì sono iniziati tutti i suoi ultimi tormenti. Riapertura temporanea, durata lo spazio di un mesetto, tra il Natale e l'Epifania dell'anno successivo. Fuoco di paglia, perché il fondo tornò vuoto fino al dicembre 2014. Qui la svolta (almeno così appariva allora): una giovanissima imprenditrice di 24 anni (insieme alla famiglia) firmò il contratto con la proprietà per un affitto lungo 6 anni (e rinnovabile per altri 6), già forte della gestione dell'ex bar Impero di via Don Minzoni (poi lasciato dopo qualche mese). Inaugurazione in grande stile e parole al miele. Riscoperta delle tradizioni (colazioni, aperitivi, pasticceria curata, pranzi veloci) e abolizione del giorno di riposo settimanale. Buon successo nelle prime settimane, tanti clienti, qualche iniziativa culturale. Ma evidentemente in seguito qualcosa non è tornato: il Biondi ha forse perso appeal, il turismo è calato, i montecatinesi hanno preferito consumare brioche e cappuccino da qualche altra parte.

Pure la Cgil (nel gennaio scorso) ci si mise di mezzo: il sindacato denunciò il mancato pagamento degli stipendi ai dipendenti dell'attività. Replica dei titolari e anche una lettera vergata da 16 collaboratori, che in sostanza confutava le accuse affermando soltanto che «alcuni di noi a volte hanno dovuto pazientare (o lo stanno facendo) per il saldo delle loro spettanze». Sintomo comunque che non tutto andava proprio nel verso giusto. Fino all'amaro epilogo, al nuovo de profundis. Neppure le scintillanti luci natalizie accese sabato scorso hanno rianimato il Caffè Biondi, neppure le grandi folle attese per Babbo Natale. Se saranno cinesi o no, è presto per dirlo. Ma una cosa è certa: il Biondi (ri) chiude. E torna il “buco nero” in pieno centro.

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