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Selvaggina al Mefit, ecco l’accordo

Selvaggina al Mefit, ecco l’accordo

Mercato dei fiori, cacciatori e Comune spiegano come funziona il “centro raccolta”

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PESCIA. È la prima fase per il commercio della selvaggina a chilometro zero. Farla passare dal più vicino "centro di sosta o centro di raccolta" semplicemente per facilitarne le operazioni di raffreddamento. Nessuna macellazione, nessuna lavorazione. Solo una prima verifica effettuata da parte di cacciatori "formati". A fornire tali spiegazioni sono stati alcuni rappresentanti dell'ambito territoriale di caccia della provincia di Pistoia, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo del Vicario e alla quale hanno partecipato anche il sindaco Oreste Giurlani e l'amministratore unico del Mefit Antonio Grassoti. Motivo della convocazione, ha subito chiarito il primo cittadino, le polemiche suscitate nei giorni scorsi dalla diffusione sui media locali di alcune immagini rappresentanti carcasse di animali al mercato dei fiori, da cui si sono generati diversi equivoci su quanto si svolgesse effettivamente all'interno del Mefit. «Non esiste alcuna irregolarità - ha rassicurato Grassotti - tutto avviene nel pieno rispetto di un contratto di subconcessione tra Mefit e ambito territoriale di caccia, che svolge un'attività di verifica e controllo della selvaggina abbattuta perché la stessa venga immessa sul mercato». Quello al mercato dei fiori è uno dei 4 punti di raccolta della provincia (gli altri si trovano a Sambuca Pistoiese, Cutigliano e Chiesina Montalese). «Si tratta di centri di avvio alla catena del freddo per la commercializzazione della selvaggina - ha spiegato Paolo Corsini, presidente dell'Atc pistoiese - dove cacciatori formati procedono ad una prima verifica dei capi, che entro 72 ore vengono ritirati da una ditta specializzata». Ogni anno nella provincia di Pistoia vengono abbattuti in media 3.000 cinghiali, 200 cervi, 500 caprioli e 50 daini. Sono alcuni dei dati forniti da Sandro Nicoloso, tecnico dell'ATC. «L'Asl ha certificato, dopo la visita ispettiva, l'idoneità del centro - ha spiegato Nicoloso - che non è un centro di lavorazione e pertanto non è tenuto allo smaltimento delle interiora, ma unicamente ad una prima valutazione degli animali. I centri sono costantemente monitorati e soggetti a vigilanza continua». Le celle utilizzate per la conservazione degli animali non sono le stesse adoperate per i fiori, come ha ipotizzato qualcuno negli scorsi giorni, ma appositamente "costruite" per lo scopo. Ciò non di meno, i rappresentanti dell'Atc sono stati concordi nel ritenere che l'attività svolta potrebbe urtare la sensibilità degli animalisti e pertanto la stessa d'ora innanzi si svolgerà rigorosamente a porte chiuse.

Maria Salerno

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