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Montecatini

Servizi sociali trasferiti al Pronto soccorso

Servizi sociali trasferiti al Pronto soccorso

Inaugurati i nuovi locali al terzo piano della Ssp, ospiteranno anche le associazioni. E installate porte anti-aggressione

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MONTECATINI. Stanze pulite, tirate a lucido, odore di nuovo in uno degli edifici che rappresenta un pezzetto di storia della città. Il “vecchio” Pronto soccorso di via Manin, come ancora viene chiamata da tanti montecatinesi la sede della Società di soccorso pubblico, ospita da ieri al terzo piano l’ufficio servizi sociali del Comune (finora dislocati in via delle Saline) e, a breve, diventerà anche la “casa” di tante associazioni e start-up giovanili. Gli spazi, come ci raccontano Ida Martellini e Sergio Rastelli, rispettivamente presidente e vicepresidente della Ssp, erano inutilizzati da sette-otto anni, da quando cioè la Asl abbandonò i locali dove aveva posizionato le stanze dedicate ai massaggi riabilitativi. Poi più nulla: il pronto soccorso, d’altra parte, di spazio ne aveva a sufficienza tra piano terra, primo e secondo piano. Quindi l’idea e l’accordo con il Comune: la Ssp ha preso un mutuo da 110mila euro con il Credito Valdinievole e ha ristrutturato i locali, l’amministrazione comunale pagherà l’affitto e i soldi ricavati saranno versati alla banca per pagare i ratei nei prossimi anni.

«Il Soccorso pubblico - dice Ennio Rucco, assessore alle politiche sociali – rappresenta per la città un luogo storico d’incontro che ha visto nascere la solidarietà montecatinese. Abbiamo quindi pensato di fare qui il nuovo polo sociale, con quattro o cinque stanze da dedicare anche al mondo dell’associazionismo e dei giovani. Un bando chiederà a questo settore di manifestare un interesse a trovare spazio all’interno della sede della Ssp: ogni stanza sarà poi concessa gratuitamente a rotazione, per esempio ogni locale potrebbe essere occupato da tre diverse associazioni, a seconda dell’attività svolta sul territorio e del numero di iscritti».

Al taglio del nastro era presente anche don Mario Avella, che ha detto che «si tratta di un luogo di incontro e scambio reciproco, un servizio senza fine di lucro per il bene dell’intera comunità».

L’inaugurazione del polo sociale è stata anche l’occasione per presentare alla stampa le nuove dotazioni per la sicurezza (pagate in parte dal Comune e in parte, si spera, con un finanziamento della Fondazione Caript) installate nell’immobile di via Manin: tre portoni rinforzati e anti-aggressione e tre telecamere di videosorveglianza. Interventi, questi, che si sono resi necessari soprattutto alla luce dei gravi fatti di cronaca avvenuti almeno in un paio di occasioni. Ad aprile, dopo una rissa, gli amici di un ferito avevano iniziato a battere sul portone chiuso, fino a sfondarlo e a prendere a schiaffi un volontario. Ancora prima, a luglio 2015, si era presentato un uomo ferito con una coltellata alla gola e, poco dopo, il suo aggressore aveva sfondato la porta del pronto soccorso utilizzando una sedia per disabili. «Ora non succederà più», commenta il vicepresidente Rastelli.

David Meccoli

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