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Dogliotti sepolto a San Quirico

Dogliotti sepolto a San Quirico

Esaudito il desiderio del padre del vocabolario Zanichelli, morto il 21 agosto

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PESCIA. Da sabato la salma di Miro Dogliotti, "papà" del vocabolario della lingua italiana Zanichelli, riposa nel cimitero di San Quirico. La sepoltura è avvenuta al termine di una cerimonia laica, cui hanno partecipato la moglie Marinella e le figlie Maria Novella, Maria Emanuela e Maria Angelica. Dogliotti è morto il 21 agosto, a Bologna, all'età di 84 anni, ma prima di andarsene aveva espresso il desiderio di essere seppellito nel cimitero di San Quirico, il piccolo borgo della Valleriana in cui da quasi 50 anni trascorreva le vacanze estive insieme alla sua famiglia. Proprio a San Quirico sarebbero stati revisionati molti dei lemmi contenuti nel celebre vocabolario di Nicola Zingarelli, divenuto ormai un "classico", al quale dopo oltre 40 anni occorreva un rinnovamento. Con questo preciso compito, Dogliotti approdò alla Zanichelli, in cui lavorò per oltre vent'anni come direttore editoriale. La decima edizione del vocabolario uscì nel 1970 con il suo nome in copertina come curatore, insieme a quelli di Rosiello e Valesio, ma sono molti i testi, ancora oggi nel catalogo Zanichelli, ad essere stati aggiornati da lui. Amava le parole. E ogni occasione per lui era buona per "appuntarne" una, sia che ascoltasse una canzone o guardasse la tv o comprasse dei fiori. «Una volta rimase colpito da un termine particolare che avevo usato - racconta Paola Tasini, titolare del negozio di fiori dove Dogliotti si recava spesso per i suo acquisti - e commentò che era davvero una bella parola, mi regalò dei libri sulle orchidee che ancora oggi conservo caramente. Amava molto i fiori e le piante, aveva un animo attento e gentile, era un uomo di grande cultura, eccentrico e curioso di tutto, ma estremamente alla mano».

«Da Miro ho imparato a lavorare nel settore editoriale - racconta Laura Lisci, direttore dell'ufficio stampa della Zanichelli - Si richiedeva la grande capacità di coordinamento e flessibilità che avevo visto attuata nella redazione dello Zingarelli, ed è quanto mi è servito per tutti i lavori che mi sono stati affidati successivamente. Ho imparato che ogni richiesta va presa in considerazione, quale che sia l'oggetto e il soggetto, che si risponde in tempi brevi con cortesia, che i rapporti non si abbandonano, ma si curano. Non è una lezione banale né ovvia. La cosa che più facilmente si sente dire, in un settore in cui il soggetto che chiede (l'aspirante autore o collaboratore), si sente anche un pò esaminato, è: tanto gli editori non rispondono mai. La Zanichelli, invece, risponde e risponde subito».

Non amava i titoli Miro, come ha ricordato la moglie nell'ultimo saluto, era una persona semplice e schiva. «Discreto e informale - lo ha definito la figlia Maria Emanuela - non faceva pesare a nessuno la sua grandezza, si relazionava con tutti, dal portiere a grandi nomi della cultura, considerando tutti alla stessa maniera».

Maria Salerno

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di Redazione web