Il Tirreno

Montecatini

LA SCOPERTA

Ritrovata una meteorite nei boschi di Pontito

di Francesca Maltagliati
In primo piano a sinistra il sindaco Giurlani, a destra Mario Goiorani (foto Nucci)
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In primo piano a sinistra il sindaco Giurlani, a destra Mario Goiorani (foto Nucci)

Nel 1986 Mario Goiorani vide cadere l’oggetto ma soltanto dopo 20 anni è stato possibile recuperarlo. Ora l’Università conferma: non è terrestre

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PESCIA. Era il 23 ottobre 1986 e Mario Goiorani decise di andare a caccia. Si alzò presto e si recò sulle montagne della Svizzera Pesciatina, dalle parti di Pontito. All'improvviso Mario sentì un fischio e vide nel cielo una scia luminosa schiantarsi con un boato contro il versante della montagna, in un punto inaccessibile a piedi. Mario si ripromise di andare a cercare prima o poi i resti di quell'oggetto proveniente dal cielo, ma quel proposito rimase tale. A distanza di 30 anni però, grazie all'aiuto di un boscaiolo che ha reso raggiungibile la zona, Goiorani (oggi presidente del Gruppo autonomo ricerche scientifiche di Pescia) ha ritentato l'impresa. Ed è così che il 3 agosto 2015, nella località di Buti, sul Monte Lignana, è stata ritrovata una meteorite, la quinta rinvenuta in Toscana e la quarantunesima in Italia.

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Subito il ritrovamento, sottoposto alle analisi dell'Università di Firenze, è stato riconosciuto come frammento di un asteroide, ma c'è voluto un anno perché anche la Meteoritical Society, ente internazionale che certifica i meteoriti, ne riconoscesse l'autenticità. «L'oggetto - dice Vanni Moggi Cecchi, curatore della sezione di mineralogia del Museo di storia naturale dell'Università di Firenze - è stato analizzato dal Dipartimento di chimica dell'università Firenze. Si tratta di una meteorite metallica composta di ferro al 95% e di nichel per il restante 5%. Ulteriori analisi sono state effettuate da parte di un laboratorio specializzato dell'Università di Edmonton in Canada che ha riscontrato la presenza di cobalto, gallio, germanico, platino, osmio e rame».

L'oggetto della lunghezza di circa 5 centimetri appare come una pietra, con gli angoli arrotondati e la superficie liscia e nera. La sua età è imprecisata ma si ipotizza che la sua formazione possa risalire a circa 4 miliardi di anni fa. Pesa circa 50 grammi e proviene presumibilmente da un corpo celeste in orbita fra Marte e Giove, in quella che viene definita come fascia degli asteroidi. A causa di una perturbazione cosmica l'asteroide deve aver lasciato – un imprecisato numero di anni fa – l'area per iniziare a vagare nell'Universo fino a giungere a contatto con la nostra atmosfera a una velocità di 20 km al secondo, qualcosa come circa 72mila km l'ora, per poi andare a scontrarsi con la montagna pesciatina, frantumandosi.

È quindi possibile che nell'area di ritrovamento si trovino ancora altri frammenti ed è per questo che nel prossimo autunno l'Università di Firenze, insieme al Gars, compirà nuove campagne di ricerca. «Voglio ribadire - continua Giovanni Pratesi, direttore del sistema museale dell'Università di Firenze - quanto può essere proficua, come in questo caso, la collaborazione fra i territori, le istituzioni e l'università. Non è un dato scontato perché talora queste esperienze locali soffrono di eccessiva autonomia e autoreferenzialità».

«Questa scoperta - commenta il sindaco di Pescia Oreste Giurlani - ci spinge a impegnarci ancora di più per riaprire quanto prima il museo di storia naturale. Stiamo investendo molto in cultura e il mio impegno entro la fine della legislatura è quello di riaprire anche il museo di storia naturale».

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