Sicurezza
C’è la mosca, ma per l’olio il problema vero è la siccità
Le Cooperative Montalbano hanno 25 punti di controllo per contrastare il parassita. Da ottobre saranno 60.000 i quintali di olive lavorati dai due frantoi dell’azienda
LAMPORECCHIO. In Toscana è tornata la mosca olearia, un vero e proprio spauracchio per gli imprenditori agricoli, in quanto considerata la più grave minaccia per l'olivo. A livello regionale - a dirlo è Fedagri/Confcooperative Toscane - si stimano perdite potenziali del 30% del racconto ma nel nostro territorio sembra che queste siano state limitate, grazie a trattamenti e controlli giornalieri.
A spiegarlo è la presidente delle Cooperative Montalbano (con sede a Lamporecchio e Vinci), Rosanna Matteoli: «Dai dati che ho ora in possesso posso dire che dalle nostre parti non avremo perdite così cospicue a causa della mosca: i nostri produttori sono seguiti dai tecnici che noi mettiamo a disposizione e che li consigliano su quali trattamenti fare e quando. E poi abbiamo 25 punti di controllo in tutto il Montalbano per capire se ci sono in corso attacchi di mosca. Il problema è piuttosto un altro: la siccità, che influisce sulle olive e anche sulle uve, che rende le uve superficialmente più dure e fa cadere a terra tante olive».
I due frantoi della cooperativa dalla metà di ottobre in poi lavoreranno qualcosa come 60.000 quintali di olive, che si spera quanto più sani possibile. Questo perché la mosca va a colpire sia l'aspetto quantitativo sia quello qualitativo: a livello quantitativo il danno consiste nella sottrazione di una parte considerevole della polpa con conseguente riduzione della resa in olio mentre a livello qualitativo va considerato il sensibile peggioramento della qualità dell'olio estratto da olive con un'elevata percentuale di attacchi da larve, con l'olio che ha una spiccata acidità e una minore conservabilità. Tutto questo poi si ripercuote sul prezzo di vendita e quindi sul profitto per chi vive di questo prodotto. Inoltre la mosca dell'olivo è responsabile della trasmissione della Rogna dell'olivo (Pseudomonas savastanoi). I danni sono particolarmente gravi quando le infestazioni avvengono in tarda estate e in autunno, perché provocano ingenti perdite di prodotto.
Per ora sembra che la mosca - che depone un'unica larva nell'oliva dopo avervi praticato un foro col pungiglione - sia partita dalla collina e stia colpendo principalmente la parte costiera della Toscana, anche se c'è ancora il tempo per un ultimo trattamento anti-parassitario, prima di iniziare la raccolta ad ottobre. E infatti anche nel Montalbano gli olivicoltori stanno continuando a "curare" i propri oliveti, proprio per scongiurare i danni portati dalla mosca. Va anche detto che la prova del nove ci sarà quando le olive arriveranno nei frantoi. La speranza è che - grazie a trattamenti tempestivi e controlli continui - i produttori del nostro territorio non debbano versare lacrime amare per l'azione della mosca olearia.
Intanto continua la "missione" della mega cooperativa del Montalbano per "salvare" decine di migliaia di olivi dallo stato di semi-abbandono e farli tornare produttivi. Ma di cosa si tratta nel concreto? Sul Montalbano (versante fiorentino e pistoiese) ci sono circa 300.000 piante in stato di abbandono o semi-abbandono, che la cooperativa vorrebbe ottenere in gestione dai privati per recuperarli e poi metterli a produzione nel giro di qualche anno. Questo perchè il frantoio di Vinci - insieme a quello di Lamporecchio - possiede sei linee per la spremitura delle olive, che necessitano di un grande approvvigionamento di olive per andare a pieno regime. Il progetto non è ancora fisicamente partito ma la volontà è quella di trovare proprietari disposti a collaborare e risorse da parte degli enti (vedi la Regione) per finanziare il tutto, almeno in partenza.
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