Sicurezza
La Regione prepara la legge che disciplina il termalismo
Comprende anche le indicazioni delle prestazioni per conto del servizio sanitario su cui punta la società di Montecatini con la convenzione da 500.000 euro all’anno
FIRENZE. Le commissioni regionali Sviluppo economico, presieduta da Gianni Anselmi (Pd) e Sanità, presieduta da Stefano Scaramelli (Pd), si sono riunite in seduta congiunta per le consultazioni sulla proposta di legge con la nuova disciplina su ricerca, coltivazione e utilizzazione delle acque minerali, di sorgente e termali. L'iter è avviato, il tema è considerato «strategico per il tessuto produttivo, economico e turistico della Toscana», come ha ricordato Scaramelli. Che spiega: «Abbiamo aperto la fase dell'ascolto, chiamando in causa tutti i soggetti coinvolti. Sindaci delle città termali e tutte le associazioni di categoria. Si tratta di una legge molto delicata. Investe il settore pubblico e privato, agisce su questioni igienico-sanitarie che meritano il giusto confronto e approfondimento».
Il testo in discussione interviene sulla legge 38 del 2004, inserendo una specifica disciplina igienico-sanitaria delle acque termali, con particolare riferimento alle modalità di autorizzazione e di accreditamento istituzionale degli stabilimenti termali. La nuova proposta di legge introduce modifiche su piscine termali e balneoterapia, operazioni consentite e vietate sulle acque, piscine termali e procedure di autocontrollo delle aziende termali, previsione delle attività sanitarie di carattere non termale che possono essere svolte negli stabilimenti.
Viene inoltre disciplinato l'accreditamento istituzionale degli stabilimenti termali che intendono erogare prestazioni per conto del servizio sanitario regionale (ed è questo uno dei settori su cui punta la Spa di Montecatini, con le famose convenzioni di 500.000 euro all’anno, per tre anni, che dovrebbero consentire un aumento dei flussi di cassa della società) prevedendo che esso venga rilasciato previo accertamento del possesso di requisiti generali e specifici per cicli di cure termali.
Il testo contiene poi una disciplina della tipologia, dei criteri e dei procedimenti di autorizzazione di attività puntualmente elencate (come l'esercizio di stabilimento termale, la produzione a scopo terapeutico di sali minerali, l'imbottigliamento di acqua termale), nonché le cause di cessazione, sospensione e decadenza delle autorizzazioni. Viene infine fissato un termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore delle modifiche regolamentari per l'adeguamento degli stabilimenti termali in esercizio ai requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi di natura autorizzatoria, e ai requisiti generali e specifici per cicli di cure termali richiesti ai fini dell'accreditamento.
La valutazione sulla nuova legge, tra i soggetti intervenuti, è complessivamente molto positivo. Dai Comuni, richieste riguardo alla possibilità di commercializzare prodotti accessori rispetto alle acque termali. Da Lipu, Italia nostra e Associazione utenti richieste di norme più stringenti e divieti circostanziati a protezione dei bacini idrotermali, attenzione agli aspetti ambientali, salvaguardia dell'accesso pubblico alle sorgenti termali. Federterme ha espresso l'auspicio che le competenze in materia di concessioni possano essere riportate al livello regionale. Federalberghi chiede l'innalzamento da 180 giorni a un anno del termine per l'adeguamento e uno sforzo di rilancio della cultura termale.
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