Sicurezza
Lavori nell’area umida per preservare argini, habitat e strutture
Opere realizzate da Centro di ricerca e Consorzio di bonifica nei 150 ettari di riserva naturale del Padule di Fucecchio
MONSUMMANO. Preservare l'ecosistema e permettere alle persone, migliaia ogni anno, di continuare a visitare un luogo dall'indiscusso valore ambientale. Sono queste le finalità delle importanti opere di manutenzione che ogni anno il Consorzio di bonifica Basso Valdarno, con la supervisione tecnico-scientifica del Centro di ricerca del Padule di Fucecchio, realizza a fine estate nelle due grandi aree che compongono la riserva naturale del Padule: l'area Righetti e le Morette.
Le due aree dell'estensione totale di circa 150 ettari sono state oggetto durante l'ultimo anno di un monitoraggio costante da parte di personale qualificato e di vari interventi (talvolta effettuati anche con il coinvolgimento di volontari) che hanno consentito di mantenere in efficienza le strutture in legno, come passerelle e capanni per l'osservazione degli uccelli, e soprattutto le arginature. «Le opere idrauliche - spiega Alessio Bartolini del Centro di ricerca - sono importanti perché consentono da una parte di evitare allagamenti nei periodi invernali, quelli ad alta densità di piogge, dall'altra di mantenere l'acqua in Padule anche nei periodi estivi evitando il prosciugamento che è uno dei problemi maggiori che oggi investe l'area palustre, a causa del quale rischiano di scomparire alcune specie animali che necessitano dell'acqua per sopravvivere».
Sotto il profilo del mantenimento degli habitat si sottolineano in particolare le buone pratiche legate alla gestione della vegetazione, come il rinnovo, a rotazione, di piccole porzioni di canneto e gli interventi di taglio selettivo che favoriscono la presenza di piante apprezzate dagli insetti pronubi e mangiate dagli uccelli acquatici. Negli ultimi anni alcuni interventi in una porzione limitata dell'area Righetti sono stati indirizzati anche al recupero della tradizionale coltivazione delle piante palustri da intreccio, come la sala e il sarello che vengono raccolte in luglio e lavorate dall'associazione Intrecci di Castelmartini.
«Queste opere di manutenzione - commenta il presidente del Centro di ricerca Rinaldo Vanni - consentono alla riserva naturale di continuare a esistere. Il fatto di riuscire a mantenere l'acqua anche nei periodi critici in cui si rischia il prosciugamento e il fatto di renderla accessibile all'uomo fanno sì che continui ad essere un importante luogo di promozione turistica e ambientale. C'è bisogno di esperienza e di un sapere che oggi possediamo grazie al Centro di ricerca e al Consorzio Basso Valdarno».
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