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L’omaggio di Ciampi ai martiri

L’omaggio di Ciampi ai martiri

Esattamente 14 anni fa inaugurò il monumento alle vittime del Padule

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LARCIANO. «La memoria dei mesi tra il 1943 e il 1945 ci fa riflettere su quanto fosse unito in realtà il popolo italiano, che dopo quasi due anni di divisione, anche territoriale, riconquistata la libertà seppe subito ritrovare le ragioni profonde della sua unità nella ricostruzione materiale e morale, che ha nella Costituzione della Repubblica il suo momento più alto». Con queste parole il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi inaugurò, il 16 settembre 2002, a Castelmartini di Larciano, il monumento dedicato ai Caduti del Padule: 175 civili trucidati dai nazisti il 23 agosto 1944.

«La presenza qui - aggiunse il Presidente - di un eroe di Cefalonia come Amos Pampaloni ci fa ricordare come la Resistenza, che trovò nel movimento dei partigiani la sua espressione più forte, fu un fenomeno diffuso che coinvolse le forze armate, i deportati in Germania, semplici cittadini che non ebbero dubbi, in quei mesi, su dove fosse la Patria, su quali valori la tenessero viva nelle coscienze».

Nel giorno del lutto per la scomparsa del Presidente forse più amato dagli italiani, insieme a Sandro Pertini, torna alla memoria quella cerimonia di esattamente 14 anni fa. Mezza Valdinievole accorse per vedere da vicino, per salutare con un cenno della mano, con una parola, quel “galantuomo” che era riuscito ad entrare nel cuore di tutti.

Oltre 5.000 presenti, 55 pullman di reduci, mille studenti, 95 sindaci tra le autorità: questi i numeri che riportava la cronaca del “Tirreno” di quella giornata torrida (si contarono anche una decina di malori per il caldo e la calca) ma gioiosa, una vera festa di popolo. Ecco come l’aveva raccontata il nostro giornale: «Le donne avevano preso la seggiola, l'avevano piazzata in cortile e guardavano ogni automobilista, ferme per un paio d'ore, ad aspettare un attimo. Nella piazza migliaia di persone e quei tricolori, le bandierine, più di plastica che di stoffa, agitate dalle mani festanti degli scolaretti».

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