Attenzione
Serrata dei negozi per “salvare” le Terme di Montecatini
È la proposta emersa nell’assemblea convocata al Plaza. «Andremo tutti insieme dal presidente della Regione»
MONTECATINI. «Chiuderemo le nostre attività commerciali per un giorno e andremo, tutti insieme, a Firenze per incontrare il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. Ogni anno, infatti, subiamo perdite complessive stimate dai 2.000.000 ai 9.000.000 di euro. È giunto il momento, ora, di porre fine alla nostra passività e di avviare una rivoluzione pacifica». Andrea Bonvicini, titolare dell'omonima boutique di corso Matteotti, non ha dubbi. L'origine di tutti i mali della città è da ricercare in quello che dovrebbe essere il suo cavallo di battaglia, il suo punto di forza: le Terme.
Ma non solo. A danneggiare il comparto, infatti, sarebbe proprio l'immobilismo della sua proprietà - Comune e Regione - che non investirebbe affatto nel “motore” della città. Questo, in sostanza, il sunto di ciò che è emerso durante la “chiacchierata tra amici” - così definita dall'imprenditore montecatinese - di lunedì sera, 12 settembre, all'Hotel Plaza. Oltre sessanta commercianti hanno preso parte all'incontro e, al di là delle diverse visioni e posizioni, su di un aspetto sono stati chiari e concordi: così non è più possibile andare avanti. I principali attori del commercio della città sono stanchi, provati, arrabbiati. Giorni che si susseguono tutti uguali, con la speranza che qualcosa cambi. «Noi - continua Bonvicini - non vediamo un futuro per Montecatini. In passato vi erano decoro e bella gente. Era una città signorile, la nostra, un luogo elegante, in cui fare dell'ottimo shopping. E, non neghiamolo, il suo appeal era inevitabilmente legato alle Terme».
Poi, dopo gli anni di gloria, è stata l'epoca dello sfacelo. «Da diversi anni - spiega Bonvicini - il comparto termale ha subìto un terremoto, una decadenza e una dimenticanza continua da parte di chi, invece, avrebbe dovuto investire nel settore. È giusto, dunque, che Montecatini venga chiamata la “città del Natale o della pizza”: di certo non può essere quella delle terme». «E se a Maranello - aggiunge provocatoriamente - togliessero la Ferrari, non scoppierebbe forse la rivoluzione?».
Nel corso dell'assemblea, poi, alcuni commercianti hanno sottolineato come a ricoprire un ruolo (anche consistente) nella mancata attrazione di turisti e visitatori sia il degrado in cui versa la città. «Come si può dare la colpa esclusivamente a questo? – tuona Carlo Gabadoni di “Idea Bimbi” - certo, Montecatini deve essere in ordine e decorosa, così come noi puliamo, ogni giorno, le vetrine delle nostre attività. Ma occorre, innanzitutto, che il sistema termale venga riprogrammato attraverso un prodotto fresco, frizzante ed attualizzato. Se dovessero fallire, levassero pure la parola “terme” dal nome della nostra città».
E se è vero che l'unione fa la forza, i commercianti hanno tutta l'intenzione di andare a braccetto, in un'unica direzione, con gli albergatori. «L'incontro di stasera - ha esordito Pasquale Passaretti, vicepresidente del comitato civico Montecatini per le Terme costituito a giugno scorso - è un evento che definirei epocale. Abbiamo organizzato diverse assemblee con gli albergatori e adesso siamo ad un punto di non ritorno. Dobbiamo compiere un passo importante e prendere noi la gestione delle Terme: questo è ciò che dobbiamo fare per avviare un'inversione di tendenze. Solo gli imprenditori, infatti, possono riparare i danni della politica. Vogliamo dunque costituire una società di capitali in cui possano ritrovarsi moltissimi montecatinesi, dando ciascuno il proprio apporto in base alle proprie possibilità».
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