Il Tirreno

Montecatini

CUCINA E SOLIDARIETA'

Pierangelini torna alle radici amatriciane

di Luca Signorini
Lo chef Fulvio Pierangelini "sforna" le amatriciane (foto Nucci)
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Lo chef Fulvio Pierangelini "sforna" le amatriciane (foto Nucci)

Il grande chef artefice a Montecatini di una spaghettata di beneficenza dopo il terremoto: «La mia famiglia viene da Amatrice, dovevo fare qualcosa»

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MONTECATINI. Nel 2009, lasciato dopo 29 anni il Gambero Rosso, Fulvio Pierangelini apparecchiò una tavolata in piazza a San Vincenzo per un centinaio di signore over 65. Camerieri d'eccezione per quel banchetto: tra di loro, per esempio, il regista premio Oscar Gabriele Salvatores, oppure il fotografo Oliviero Toscani. Arrivò pure Gino Paoli, che a ospiti sazie improvvisò un concerto. «Ecco questo è ciò che a me piace, stare tra le persone, stare tra la gente - dice lo chef romano di origini ma divenuto toscano dopo la lunga e fruttuosa permanenza a San Vincenzo - E ho voluto ricreare un po' quell'atmosfera anche qui a Montecatini».

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Non ci sono attori e cantanti, ma fa lo stesso. Qui a Montecatini, domenica sera 28 agosto, c'è dell'altro: c’è da aiutare Amatrice, Accumuli, Arquata del Tronto, e tutti quei paesi, borghi e piccoli villaggi a cavallo fra l’Alto Lazio e le Marche che dopo il terremoto dell'altra notte non ci sono quasi più. A Montecatini il 63enne grande orchestratore della cucina era di passaggio: insieme a una società di catering stava preparando la carta per un matrimonio di livello. Quindi l'idea: «Mille amatriciane per Amatrice», 15 euro per partecipare al convivio, un piatto di amatriciana e un bicchiere di vino. Tutto il ricavato alle zone colpite dal sisma. «Io ho una storia con Amatrice - spiega Pierangelini - mio bisnonno era il poeta del borgo, andava in giro per le stradine e le piazzette a decantare la Divina Commedia. Mia nonna è sepolta lì. Poi come tante famiglie si sono trasferiti a Roma, dove io sono nato. Ma abbiamo ancora una casa in una frazioncina: mia zia era ad Amatrice quella sera, ci va in villeggiatura tutte le estati. Per fortuna la casa non ha avuto danni, ma appena saputo mercoledì mattina siamo andati a prenderla. Dovevo fare qualcosa per il luogo da cui provengo, e ho trovato a Montecatini tanti amici che mi hanno aiutato senza chiedere niente in cambio, è due giorni che lavoriamo, io e altre 50 persone».

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Cucina nel cortile all'aperto dell'Hotel Belvedere, calici di bianco e rosso offerti dal Consorzio dei Vini del Montecarlo Doc, un quintale di pasta trafilata d'oro del Verrigni Antico Pastificio Rosetano di Roseto degli Abruzzi («la migliore al mondo», sottolinea lo chef), 200 chili di pomodori pelati biologici, pecorino romano artigianale, guanciale di Amatrice. E il grande solista della cucina italiana, con gli occhiali scuri e i capelli riccioluti. «Come tutte le ricette tradizionali e semplici, a base di pochi ingredienti, sono le materie prime a fare la differenza - ragiona Pierangelini - io questi prodotti li ho portati da casa. Questa è l'amatriciana di mia nonna, con una qualità eccezionale». Serve 100 grammi di pasta nei piatti, sono già 150 le amatriciane uscite nella prima mezzora. A mille si arriva in un baleno. Poi saluta, si concede a qualche foto, dà uno sguardo alla folla che si è radunata, tra chi gusta la sua pietanza e chi compone la fila, in attesa di assaporare gli aromi che si diffondono nell'aria. Lo chef è una star, i 15 euro vanno in beneficenza.

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Ora Fulvio Pierangelini è un consulente, sovrintende i menù degli otto alberghi extralusso della Rocco Forte Hotels, in Toscana ha rilanciato Irene, il gourmet del Savoy di Firenze. «Vivo in giro per il mondo, con base a Roma - racconta - se più avanti prenderò una decisione la mia scelta cadrà su una città, in provincia credo di aver già dato molto, in Toscana soprattutto. Sto facendo il mio attuale lavoro con grande impegno, ho il mio orgoglio e do sempre il meglio. Certo avere un ristorante è tutta un'altra cosa. In futuro chissà, Montecatini, chissà...».

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