Il Tirreno

Montecatini

VIALE IV NOVEMBRE

Scontro sulla Movida, ma la convivenza è possibile

di Luca Signorini
Uno dei pub sul viale della Movida (foto Nucci)
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Uno dei pub sul viale della Movida (foto Nucci)

Tra la musica e i giovani su viale IV Novembre a Montecatini dopo l'attacco alla giunta di Stefano Pucci del Grand Hotel & La Pace

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MONTECATINI. Il baccano, quello vero, se s’intende la musica sparata a decibel insostenibili, se s’intendono urla e schiamazzi, questo baccano proprio non c’è. Non che in viale Quattro Novembre ci sia silenzio assoluto (come si avverte più o meno nel resto del centro cittadino), ma la movida in salsa montecatinese si è in fin dei conti adeguata a come la città da qualche parte ancora si sente, ovvero meta di una villeggiatura quieta e silente, calmata dalle proprietà curative delle acque e dal fruscìo del verde nel parco termale. Una città che ha sempre odiato il rumore, il chiasso, il troppo ardire (in termine di caos e di disordine, non di apparenza).

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E il boom di viale Quattro Novembre con i suoi tre locali uno di fianco all’altro (e con quelli che stanno per aprire, ne parliamo in altro articolo), proprio in zona di alberghi (ce ne sono cinque, da 5 a 3 stelle), come a sfidarli dal lato opposto della strada, ha fatto storcere il naso a qualcuno. E quel qualcuno fa parte della famiglia proprietaria del Grand Hotel La Pace, il più lussuoso hotel di Montecatini, oltre ad essere un ex assessore. A Stefano Pucci hanno risposto più o meno tutti in questi giorni (sindaco e assessori, Assohotel, forze politiche) ma non i destinatari principali di quegli strali così accalorati, vale a dire i pub che hanno reso vivo viale Quattro Novembre, che si era ammutolito dopo la chiusura in serie dei negozi (o boutique) che lo puntellavano. I gestori, comunque, anche in questa occasione si dimostrano piuttosto parchi in quanto a dichiarazioni, o non si trovano o non fiatano.

Ma non servono tante parole, basta un’occhiata, un giro sul viale, due passi su un marciapiede dove qualche luce si accende e dove tre dehor si riempiono al calar della sera. Si riempiono di giovani, da 25 anni in su. Ed è un venerdì sera. La musica è diffusa e si confonde con un vocìo che assomiglia più a un bisbiglio che a un grido. Poi le note tra l’altro si attenuano, lo spartiacque della mezzanotte. Gli accenti allora iniziano a distinguersi, ma ci sembra forzato sostenere che possano destare i sonni profondi, di residenti e turisti. «Certo che abbiamo letto le parole di Pucci, possiamo dire comunque che nelle ultime settimane i controlli delle forze dell’ordine sono aumentati, anche prima della sua uscita pubblica - affermano dal Cafè Juè, il primo locale che si incontra su viale Quattro Novembre arrivando da corso Roma - ci invitano sostanzialmente ad abbassare la musica, ma come facciamo, già è bassa, a questo punto finiremo per spegnerla. Secondo noi non è in questo modo che si fa il bene della città, non è in questo modo che si valorizza l’impegno di chi lavora». Nessuna polemica, nessun muro contro muro. Di convivenza pacifica si parla. Situazione simile al Syrah Wine Bar e poco più in su al Bar Condicio, dove tra l’altro nei weekend si aggira un buttafuori che ha l’occhio sempre vigile nel caso gli animi dovessero scaldarsi. «Abbiamo ritagliato la pagina del giornale con quell’intervista, la vogliamo appendere. Siamo rimasti un po’ sorpresi da tutto ciò», si limitano a riferire dal pub. È forse la concentrazione che spaventa, non ciò che alla fine si percepisce.

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E l’estate non porta neppure un incremento del trambusto, anzi, lo indebolisce: la maggior parte dei giovani si sposta verso il mare e il Comune vara la zona a traffico limitato notturna, che elimina il passaggio delle auto su viale Quattro Novembre da mezzanotte alle 6 del mattino. Acredine ingiustificato, in sostanza, termini esagerati. È la movida di una cittadina che rispetta i curisti e i grupponi di visitatori con la sveglia all’alba. È una movida dal basso profilo, che però sgomita per esistere. Che dà lavoro e la possibilità agli amici di incontrarsi. E che può coesistere con le esigenze degli altri, negozianti e albergatori. Altrimenti sarebbe il de

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