Proteste
«Vincoli architettonici sulla canonica»
Il parroco replica alle polemiche sull’intonaco dell’edificio a Monsummano Alto. «Ricostruito il suo profilo originario»
MONSUMMANO. La canonica della discordia, il cui restauro non è piaciuto a molti. L’edificio, che si trova di fianco alla chiesa romanica di San Nicolao, nel colle di Monsummano Alto, ha da qualche giorno la facciata con l’intonaco, tinta di bianco. Solo che prima le pietre erano a vista, e secondo i più meglio si integravano con la vicina pieve, il campanile e ciò che rimane delle mura del castello.
Spiega don Gianni Di Peppo, il parroco della Basilica della Fontenova di piazza Giusti, che a Monsummano Alto celebra la messa ogni domenica: «La casa canonica era cadente e aveva assoluta necessità della ristrutturazione, la Soprintendenza per i beni storici e artistici ci ha chiesto di intonacare tutto l’edificio, noi siamo riusciti a tinteggiare di bianco per ora soltanto la facciata, “strappando” una concessione. Comunque va sottolineato che originariamente questo edificio aveva l’intonaco e non i mattoni faccia-vista. Poi il tempo ha portato via l’intonaco facendo apparire le pietre, che però erano murate e scomposte». Aggiunge don Gianni: «Ho letto e sentito delle polemiche che ci sono state per l’opera, io sono molto dispiaciuto per tutto questo, soprattutto per il modo con cui le lamentele sono state esposte dalle persone».
Tra l’altro l’intervento alla casa canonica non è stato di poco conto. Iniziato circa tre anni fa, è costato in tutto più o meno 400.000 euro, con contributi della Cei (Conferenza episcopale italiana), della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, del Comune di Monsummano e anche della stessa parrocchia della Fontenova, che ha acceso un mutuo e messo sul piatto le offerte dei fedeli raccolte in chiesa e durante una serie di iniziative. Oltre all’intonaco sulla facciata, l’opera di restauro ha interessato la copertura dell’edificio e i solai, il consolidamento strutturale, gli impianti e la tinteggiatura delle pareti interne.
«Questo è un primo passo per recuperare e rendere maggiormente fruibili gli edifici storici, non solo religiosi, di Monsummano Alto - continua il parroco - insieme al Comune è sempre in campo l’idea di migliorare l’accoglienza del castello, con il restauro dei ruderi e degli edifici, con la messa in sicurezza delle mura e dei muri di sostegno, con il recupero ambientale e paesaggistico degli spazi, dei sentieri e degli itinerari». In ballo, per Monsummano Alto, c’è la richiesta di diventare un’Area naturale protetta di interesse locale, ma i documenti sono ancora fermi in un cassetto della Regione in attesa di risposta. E poi c’è pure uno studio di valorizzazione presentato qualche mese fa, che non è andato oltre al progetto di massima.
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