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Montecatini

Cipe, opposizione a Montecatini divisa sull’operazione 5 milioni per la Palazzina delle Terme

Silvia Motroni con l'Au delle Terme Carlo Borgioni (Foto Nucci)
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Silvia Motroni con l'Au delle Terme Carlo Borgioni (Foto Nucci)

Motroni: «Bene Fanucci e sindaco, ma vogliamo vedere cosa farà la Regione». Baroncini: «Un’operazione che serve solo a rinviare di un anno il fallimento»

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MONTECATINI. «La notizia della delibera del Cipe che assegna 5 milioni al Comune per l'acquisto della Palazzina Regia mi rende particolarmente felice in un momento in cui stavo per perdere ogni speranza dopo tante promesse disattese». Parola di Silvia Motroni, consigliera della lista Ora e presidente della commissione partecipate.

«Mentre il decreto Madia impone di vendere a breve le società partecipate, e la Regione non ha fatto mistero di considerare le Terme fra quelle da dismettere, arrivano dal Cipe 5 milioni di euro. Con questi soldi il Comune compra un bene che prima della Giunta Bellandi era suo al 50%». Parola, invece, di Luca Baronicni, consigliere di Mi piace Montecatini.

Due approcci diversi alla stessa notizia, da parte di due rappresentanti dell’opposizione.

La Motroni prosegue ringraziando l'on. Edoardo Fanucci «per aver agito da protagonista, presso la Presidenza del Consiglio, per portare in città questo risultato, mantenendo fede alle promesse fatte. Un plauso va anche al sindaco e al vicesindaco che hanno lavorato per l'ottenimento del finanziamento nonostante le ostilità e i veleni che una parte della città disillusa non ha loro risparmiato. Scongiurata, dunque, ogni azione creditoria che avrebbe potuto compromettere la vita della società Terme, e acquisito un bene di pregio che si aggiungerà alle tante offerte culturali per il turismo, mi aspetto adesso di assistere ad un passo decisivo da parte della Regione».

E qui arriva la parte critica dell’intervento. «Percepisco le solite resistenze da parte del Governatore Rossi, il quale, a fronte di un impegno serio dell'assessore Federica Fratoni, si limita ancora a commentare l'evento come “una boccata di ossigeno” ma non prospetta un significativo intervento a favore delle terme. Leggere che La Regione, che partecipa al 67% alle sorti delle società, ha deciso di impiegare la stessa cifra di 250 mila euro del socio di minoranza (33%), mi lascia perplessa. A ciò aggiungo il mio disappunto per la mancata presentazione del piano industriale che ci viene promesso da oltre da un anno. Non mi convince l'Au Carlo Brogioni quando afferma che ora, e solo ora, la società sarà in grado di approntare un piano di rilancio. Un piano industriale che si rispetti dovrebbe avere una visione futura dell'azienda, a prescindere da un finanziamento, che peraltro, tampona l'aspetto debitorio ma non è certo in grado di sostenere investimenti importanti».

E torniamo a Baroncini: «Questa operazione cela e rinvia il fallimento della società Terme e consente di rinviare anche il conseguente della giunta Bellandi, il tutto con i soldi nostri. Mentre i privati stanno cercando risorse per recuperare definitivamente il futuro della città, il pubblico si autoreferenzia in parata per questo finto successo. Ma non dobbiamo farci prendere in giro: dovevamo salvare le Terme con un progetto, un piano industriale e investire in promozione e nel completamento delle Leopoldine, non in un museo. Ma con questo finanziamento ancora una volta la politica rimanda di un anno il problema. E quando non ci sarà più nulla da acquistare?».

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