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Montecatini

Migranti, Marliana non ci sta

Un gruppo di migranti partecipa alla messa nella chiesa di San Nicola a Marliana
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Un gruppo di migranti partecipa alla messa nella chiesa di San Nicola a Marliana

L’assessore Chelucci: «Montecatini non può tirarsi indietro con la scusa del turismo»

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MARLIANA. Migranti, rischia di scoppiare un “caso” tra i Comuni di Marliana e Montecatini. È l’assessore alle attività produttive e ai rapporti con le associazioni del territorio del comune montano, Marco Chelucci, a sollevare la questione. Dice di essere rimasto stupito dalla posizione espressa sui profughi dal Comune di Montecatini per bocca del vicensindaco Ennio Rucco e dal coordinatore di Forza Italia, Alberto Lapenna. «Pretendere che siano sempre gli altri ad accogliere (Marliana è stato il primo comune in provincia, nel 2014, arrivando ad avere 52 profughi su 3.200 abitanti) con la scusa del turismo, dimostra poca conoscenza della realtà locale e degli sforzi fino ad oggi compiuti dalla comunità più piccole», attacca Chelucci.

Che spiega: «Sono stati piccoli comuni e le frazioni collinari a sobbarcarsi fino ad oggi il peso di un fenomeno eccezionale, che richiederebbe rigore, responsabilità e condivisione, e non certo un inaccettabile scariacabarile. Segno, quest'ultimo, di una visione politica miope ed egoistica, che vede stranamente allineati Pd e Forza Italia. Marliana ha già dato, e tanto, e si aspetta prima di essere nuovamente chiamata in ballo che anche gli altri comuni, a cominciare da quelli più grandi, facciano il loro dovere. Tutto ciò nel rispetto dei cittadini marlianesi e di tutti coloro che, pur tra mille sacrifici e difficoltà, continuano ad operare ed investire (anche in termini di turismo) sul nostro territorio».

Per questo, «esprimendo assoluta e ferma contrarietà a qualunque ipotesi di nuovi arrivi nel nostro comune», Chelucci fa un espresso appello al prefetto Angelo Ciuni affinché il suo ufficio «rispetti chiari criteri di distribuzione territoriale e di proporzionalità con i cittadini residenti. Onde evitare di creare comuni di serie A (dove i profughi non ci sono o sono pochissimi rispetto alla popolazione residente) e comuni di serie B (dove invece si concentrano troppi profughi in proporzione ai residenti) creando le premesse per nuovi casi come quello dell'Abetone».

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