Finanza
Niente sport gratis per i ragazzini
Il regolamento per l’utilizzo degli impianti sportivi nel mirino di Bene Comune
MONSUMMANO. «Il nuovo regolamento per l'utilizzo e la gestione degli impianti sportivi monsummanesi, approvato dalla maggioranza nel consiglio comunale di mercoledì sera, non va certamente verso quella sicura gratuità per i ragazzi fino a 14 anni compiuti annunciata malamente a mezzo stampa dall'assessore alla sport il giorno prima della sua discussione in consiglio, a dimostrazione che non c'è il minimo rispetto dell’istituzione consiliare e s'intende la politica come una cosa propria, per arroganza e supponenza che questa amministrazione ha già dato dimostrazione e continua a dimostrare».
Ci vanno giù duri Marco Conti e Alessandro Bianchini, rappresentanti di Monsummano Bene Comune, all’indomani della votazione del regolamento. «Tenendo ben fermo il principio che lo sport dovrebbe essere di tutti e ancora di più per i ragazzi non solo per motivi di salute, ma anche di socializzazione e senso civico - spiegano - sarebbe stato preferibile già nel 2012 non abbassare il limite ai 14 anni, ma rimanere fino ai 18. Comunque su questo cambia poco perché nel nuovo regolamento approvato quasi due anni dopo un'assegnazione della gestione degli impianti sportivi, il comune lascia la possibilità, ma non obbliga, a chi gestisce gli impianti di esentare dal pagamento delle tariffe per l'utilizzo degli stessi le società sportive che hanno iscritti entro i 14 anni a titolo gratuito. Si parla inoltre di eventuali esenzioni, ma non si concretizza niente in merito».
«Questa condizione, segnalata anche in commissione, lascia in teoria la possibilità al gestore di far pagare anche alle società sportive che vedono iscritti bambini e ragazzi sotto i 14 anni a titolo gratuito. In verità ad oggi quasi tutte le società sportive fanno pagare una quota d'iscrizione annuale ai ragazzi per ovvi motivi di copertura delle spese e quindi nessuno, o quasi, potrà usufruire gratuitamente degli impianti sportivi comunali come si vorrebbe far credere».
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