Il Tirreno

Montecatini

Bilancio delle Terme di Montecatini all’esame dei due soci con un rosso da brividi

David Meccoli
La consulente Arabella Ventura con l’amministratore unico delle Terme Carlo Brogioni (Foto Nucci)
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La consulente Arabella Ventura con l’amministratore unico delle Terme Carlo Brogioni (Foto Nucci)

Gli amministratori parlano però di “moderato ottimismo”. E si torna a vendere: immobili (Torretta) ma anche azioni

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MONTECATINI. Non sarà il giorno del giudizio per le Terme. È vero, il passivo del bilancio 2015 - che sarà approvato oggi dall'assemblea dei soci e che ha già ricevuto il via libera da una delibera di giunta e dai tecnici contabili comunali - parla di un segno meno davanti alla cifra di 3-3,5 milioni di euro. Ma gli attori in gioco ostentano tranquillità e, come avvenuto in commissione società partecipate, spiegano che è giusto preoccuparsi («È finita la benzina», aveva detto la consulente Arabella Ventura), ma... moderatamente. Perché un bilancio così, da profondo rosso, ha le sue precise motivazioni e, visti i numeri più invitanti di quest'anno, non si ripeterà nel 2016.

Non solo lo scorso anno, infatti, non ci sono state vendite di immobili (che anche nel recente passato avevano calmierato il passivo, come nel caso dell'alienazione del Teatro Verdi), ma si è dovuto anche iscrivere alla voce “perdite” oltre un milione di euro causato da correttivi su perdite contabili che non erano state finora evidenziate (per esempio consulenze che dal 2010 nessuno aveva accantonato). Ma i numeri hanno portato anche qualcosa di positivo. Si sono stabilizzati i ricavi, che nel primo semestre 2016 sono saliti del 3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (raggiungendo quota 1milione e 750mila euro). Arretrano i costi: -11% quelli per i servizi, scesi a 745mila euro; -6% per i costi del personale attestati a un milione; il margine di contribuzione migliora del 25% fermandosi a - 850mila euro rispetto al 2015, quando il risultato registrato era negativo per 1,2 milioni. «Tutto questo - dice l'amministratore unico Carlo Brogioni - attesta l'importante recupero della marginalità gestionale delle Terme».

E poi c'è “the big hope”, la grande speranza di cedere il pacchetto completo di Gestioni complementari (stabilimento Torretta, circolo del tennis, capo pratica golf) per un valore totale di oltre 10 milioni: l'avviso per la manifestazione di interesse è già stato pubblicato e - secondo Brogioni e Ventura - «arriva in un clima di ritrovato, anche se moderato ottimismo».

Ottimismo che forse è dovuto anche dal fatto che almeno tre gruppi di imprenditori privati che avrebbero fatto i primi, seppur timidi, sondaggi per rilevare il pacchetto azionario delle Terme, o almeno per gestire il complesso termale. Tra questi ci sarebbero anche delle cordate estere e c'è chi dice dalla Cina (dove evidentemente non sono solo interessati alle squadre di calcio milanesi).

E allora come non pensare a Giovanni Fiori? L'ex-amministratore unico della Terme (che nel ruolo si accontentò di uno stipendio da 36mila euro lordi, lui che è sempre stato ai primi posti nelle dichiarazione dei redditi a Montecatini) ha optato per una manovra di accerchiamento che parte da lontano (si veda l'articolo a fianco). Ma il Tettuccio, e probabilmente ancor di più le Leopoldine, restano il vero amore di “John”, che dopo una vita da giramondo (dopo gli Usa i suoi interessi economici, quasi tutti nel campo dei pezzi di ricambio per le case automobilistiche e del gas, lo hanno portato in Polonia, Russia, Germania e, appunto, in Cina) vorrebbe tornare a scrivere la storia nella “sua” Montecatini assieme agli investitori del Celeste Impero.

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