Il Tirreno

Montecatini

Il rilancio della galleria, apre “Legno Lab”

di Martina Trivigno
Il laboratorio di falegnameria aperto nella galleria della Locanda maggiore
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Il laboratorio di falegnameria aperto nella galleria della Locanda maggiore

Montecatini, un laboratorio di falegnameria per il reinserimento lavorativo di persone svantaggiate

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MONTECATINI. “Legno Lab”, si legge sulla vetrina del colorato laboratorio di educazione al lavoro, inaugurato ieri all'interno della galleria Locanda Maggiore. Un'esplosione di colori che quasi stride con l'angusto spazio della galleria e che dà nuova vita a un'area degradata.

In questo senso il laboratorio di falegnameria - progetto fortemente voluto dalla Società della Salute della Valdinievole, dalla cooperativa sociale Arkè e dal Comune - assume una duplice funzione sociale: da una parte rappresentare una prassi di inclusione sociale attiva in quanto misura di contrasto alla povertà; dall'altra riqualificare una zona in passato «luogo di passeggiate adolescenziali e ritrovi giovanili», come ha spiegato Federico Grassi dell'Arkè, divenuta poi «zona di cattivi incontri». «La scelta dell'occupazione di questo fondo non è casuale - spiega il vicesindaco Ennio Rucco - la nostra idea infatti è anche quella di occupare uno spazio abbandonato. Il degrado e gli affari illeciti, infatti, trovano linfa vitale nel ritiro della vita pubblica».

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Il laboratorio, oltre che per la vivibilità di una piccola area della città, rappresenterà una nuova occasione anche per le dieci persone che, nell'arco di un anno, aderiranno al progetto di inclusione sociale. E a spiegarlo sono Maurizio Federici e Riccardo Cont, entrambi referenti e coordinatori del laboratorio. «Il nostro - spiegano - è uno spazio dove l'immaginazione assume vita propria e in cui le persone hanno la possibilità di valutare e programmare azioni e tempi per la realizzazione di nuove idee. Si tratta infatti di un'attività laboratoriale che ha a che fare con la manualità. Ma non solo. Oltre che manualmente, lavoriamo molto anche sulla creazione di legami e rapporti, attivando la parte pratica e creativa di ciascuno, ma puntando molto sull'idea di fare squadra». Il progetto prevede che nel corso di un anno due gruppi, formati da cinque persone ciascuno, abbiano la possibilità di mettere in atto le proprie competenze ed i propri talenti.

«I soggetti- spiegano Federici e Cont - arrivano qui attraverso la segnalazione dei servizi sociali. All'interno del nostro laboratorio vengono poi costruiti degli oggetti prototipo e, per la loro realizzazione, viene elargito un contributo proprio al fine del compimento di un percorso volto al reinserimento sociale». Un esempio concreto di inclusione sociale attiva, dunque, secondo quanto spiegato durante il convegno dedicato all'argomento che si è svolto all'Hotel Tamerici e Principe di Montecatini, per regalare nuove prospettive di vita.

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