Il Tirreno

Montecatini

Rovinati, chiedono giustizia a Strasburgo

di Fabio Calamati
Un'udienza alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo
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Un'udienza alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo

Marito (malato di tumore) e moglie di Chiesina Uzzanese non ce l’hanno fatta a pagare le rate a tre banche, che hanno pignorato la loro casa

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CHIESINA UZZANESE. La Corte europea dei diritti dell’uomo è la loro ultima risorsa. Si sono già visiti pignorare e vendere all’asta la casa dove abitano, l’unico loro bene immobile di valore: tra qualche mese saranno sfrattati. E allora hanno firmato una delega al loro avvocato, Alessandro Dolfi, per denunciare lo Stato italiano e il tribunale di Pistoia alla Corte di Strasburgo, nella speranza di ottenere almeno lì un po’ di quella giustizia che – dicono – è stata loro negata per tutti questi anni.

Loro sono marito e moglie, entrambi originari della Campania, abitanti a Chiesina Uzzanese. Lui 70 anni, imbianchino, lei 62 anni, casalinga. Per tutelarne la riservatezza non pubblichiamo i nomi.

I loro problemi sono nati all’inizio degli anni Duemila, quando l’uomo ha chiesto e ottenuto dalle banche dei prestiti per sostenere la propria attività artigianale. Complessivamente, circa 120.000 euro, messi a disposizione da Cassa di risparmio di Firenze, Monte dei Paschi di Siena e (per una quota minore) Banca di Pescia.

Una volta avuti i soldi, arrivano le difficoltà e i due non riescono a far fronte alle rate per la restituzione dei prestiti. Scatta così il pignoramento immobiliare dell’unico bene della coppia, la villetta a due piani frutto di un’intera vita di lavoro. È il 2006 e l’artigiano cerca di correre ai ripari chiedendo – e ottenendo – una conversione del pignoramento, concessa dal giudice dell’esecuzione nel marzo 2010. La somma da restituire è di 94.262 euro, per cui viene concessa la rateizzazione: diciotto rate mensili da 5.263 euro l’una.

Iniziano i pagamenti, ma purtroppo nella vita della sfortunata coppia irrompono anche i gravi problemi di salute del marito: un brutto tumore, che lo costringe a sottoporsi a cure sempre più pesanti, tanto da dover smettere di lavorare. Così le rate da pagare vengono coperte solo per metà. Nel 2011 l’artigiano chiede alle banche la sospensione della procedura esecutiva per due anni per gravi motivi di salute, ma le banche rifiutano tutte e tre. E lo stesso risultato arriva per altre tre istanze, dirette al giudice dell’esecuzione del tribunale di Pistoia rispettivamente nel marzo 2013, ottobre 2015 e marzo 2016. Sì, perché ora, oltre alla malattia del marito, c’è anche il problema che la loro casa, messa all’asta, non trova acquirenti e ad ogni incanto il suo valore scende. Valeva 380.000 euro nel 2009, secondo il perito nominato dal tribunale, ma sarà venduta il 23 giugno per la misera cifra di 67.500 euro.

Sufficienti a coprire il debito residuo della coppia, che ora però si ritrova senza più casa, alle prese con la terribile malattia del marito e con uno sfratto esecutivo all’orizzonte. «Mi creda, sono disperati» commenta l’avvocato Dolfi.

E proprio per evitare di arrendersi definitivamente, ecco l’istanza alla Corte europea dei diritti dell’uomo. O meglio,una pre-istanza che nel giro di qualche settimana verrà esaminata, dopo di che l’avvocato potrà firmare l’istanza vera e propria. L’argomento su cui ruoterà l’istanza è il rilievo fatto al giudice di non aver controllato la legittimità delle clausole contrattuali in virtù delle quali i due coniugi di Chiesina si sono visti pignorare la casa. La Corte infatti ha sancito che il diritto alla casa è qualcosa che merita di essere tutelato a fondo: può essere colpito, ma bisogna assicurarsi che tutto sia in regola. E questo – secondo l’istanza – non sarebbe avvenuto. La richiesta di danni collegata è di 250.000 euro. Neanche tanto, di fronte al naufragio di una famiglia.

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