Sicurezza
Accusato dal cognato di lesioni, assolto dal giudice
MONSUMMANO. Quasi centocinquanta anni in due. Uno, Giuseppe Miceli, imputato di lesioni e di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, difeso dall'avvocata Sabrina Serroni; l'altro, Giuseppe...
MONSUMMANO. Quasi centocinquanta anni in due. Uno, Giuseppe Miceli, imputato di lesioni e di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, difeso dall'avvocata Sabrina Serroni; l'altro, Giuseppe Alberti, parte civile e accusatore del primo che è anche suo cognato, rappresentato dall’avvocato Enrico Guarducci. È stato questo l'insolito caso che si è sviluppato ieri mattina davanti al giudice Emanuela Maria Francini, e che si è chiuso con l'assoluzione dell’imputato di Monsummano.
I fatti relativi alla querela che ha portato al processo risalgono al 2009 ma i contrasti fra i due pensionati risalgono a diversi anni prima, quando Giuseppe Alberti ha ereditato la casa dalla madre e l'ha venduta al cognato Giuseppe Miceli. L'uomo avrebbe quindi dovuto lasciare l'abitazione al nuovo legittimo proprietario ma così non è stato e i rapporti fra i due anziani si sono incrinati tanto che nel 2009 ci fu una vera e propria zuffa con l'arrivo anche dei carabinieri. In quella circostanza Giuseppe Alberti denunciò ai carabinieri che il cognato gli aveva tagliato i tubi dell'acqua per costringerlo a lasciare l'abitazione e lo aveva anche picchiato con una spranga facendolo sanguinare. Da quelle accuse è partito il processo ma, la relazione dei carabinieri relativa a quell'intervento e portata al giudice dall'avvocata Serroni è servita proprio per fare chiarezza e per scagionare il proprio assistito. I carabinieri infatti, nella loro relazione avevano sottolineato che Alberti presentava un taglio al sopracciglio, ritenuto non compatibile con un colpo di spranga. Probabilmente un'abrasione durante la colluttazione fra i due. E, soprattutto, che i tubi dell'acqua non risultavano rotti. Di qui la decisione del giudice di assolvere Miceli. (p.p.)
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