Sicurezza
Consigliere espulso, il prefetto chiede lumi
Dopo l’espulsione, ritenuta ingiusta da Franceschi, Ciuni scrive una lettera al sindaco Giurlani
PESCIA. Un arbitro esterno per ripristinare la legalità all'interno del consiglio comunale. Lo aveva invocato il consigliere leghista Oliviero Franceschi il 7 giugno, all'indomani cioè della seduta che lo aveva visto espellere dal presidente Vittoriano Brizzi dopo che aveva sonoramente protestato per la violazione del regolamento del consiglio comunale. Allora il consigliere si era rivolto al prefetto con una lettera nella quale definiva "scandalosamente di parte" il modo in cui il presidente del consiglio comunale conduceva le sedute e riferiva le circostanze in cui si erano svolti i lavori del consiglio in questione. Seduta nella quale era stata votata una risoluzione su una mozione bocciata, «Quindi non più in essere - evidenziava Franceschi - e di fatto né emendabile né foriera di qualsiasi altra risoluzione» e in cui la gestione dei tempi di intervento dei consiglieri era stata differente a seconda che a parlare fosse la maggioranza o la minoranza, con penalizzazione di quest'ultima. La prefettura di Pistoia ha raccolto la lamentela del consigliere Franceschi e lo scorso 17 giugno ha scritto al sindaco Oreste Giurlani pregandolo di fornire, nel merito della questione riferita, «ogni utile notizia in merito ad ogni singolo motivo di lagnanza».
Il consigliere Franceschi si è dichiarato soddisfatto, ciò non di meno la sua protesta non si è conclusa. «Sono contento che il prefetto abbia preso in esame la vicenda, ma in quanto consigliere merito il rispetto dovuto dal regolamento - ha ribadito - non siamo a scuola, il presidente del consiglio non può arrabbiarsi e buttarti fuori, c'è un regolamento che prevede dei richiami prima dell'espulsione e questo non è stato applicato». Franceschi ha lamentato anche il mancato invio di comunicazioni relativamente alla sua partecipazione o non partecipazione alla continuazione del consiglio, svoltasi alcuni giorni dopo. «Nessuno si è curato di impartire istruzioni alla segreteria del Comune circa una mia eventuale convocazione, necessaria, in quanto, forzatamente allontanato dall'aula prima della conclusione - ha sottolineato Franceschi - non potevo sapere se gli affari iscritti all'ordine del giorno, fossero stati esauriti, o come spesso accade, aggiornati a seduta successiva. Ritengo quella di non inviarmi comunicazione alcuna, nè in un senso, nè nell'altro, costituisca una grave violazione dei miei diritti di consigliere eletto». Franceschi chiede al prefetto di ordinare la ripetizione del consiglio con annullamento degli atti adottati nello stesso. (m.s.)
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