Il Tirreno

Montecatini

Inquinamento, impianto sotto processo

di Pasquale Petrella
Il depuratore Intercomunale di Pieve a Nievole (Foto Nucci)
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Il depuratore Intercomunale di Pieve a Nievole (Foto Nucci)

A giudizio il direttore di Acque spa, l’azienda che gestisce il depuratore di Pieve a Nievole, dopo i rilievi effettuati dall’Arpat

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PIEVE A NIEVOLE. Violazione delle norme in materia ambientale per aver sversato liquidi con sostanze inquinanti superiori a quanto previsto dalla legge. Condotta penale prevista e condannata con pena dell'arresto da sei mesi a tre anni e ammenda da seimila a centoventimila euro. E’ questo quanto rischia l’ingegner Mario Chiarugi, 62 anni originario di Castelfiorentino, in qualità di direttore tecnico di Acque spa, società che gestisce il depuratore Intercomunale di Pieve a Nievole. Chiarugi è imputato proprio perché, secondo l’accusa, in qualità di direttore avrebbe permesso (per negligenza o colpa) lo sversamento nel Fosso del Massese o Rio del Salsero, acque reflue urbane provenienti dal depuratore Intercomunale ritenute fortemente inquinanti.

Tutto sarebbe nato da un accertamento fatto dai tecnici dell’Arpat nell’aprile del 2012 che avrebbe rilevato la presenza nelle acque di scarico del depuratore gestito da Acque spa, di percentuali di zinco notevolmente superiori ai limiti di legge.

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Nel processo che si sta svolgendo davanti al giudice Raffaele Marino sono stati ascoltati finora numerosi tecnici e consulenti. Nell’ultima udienza sono stati ascoltati i dipendenti della stessa società che gestisce l’impianto. A loro è stato chiesto sostanzialmente come e quando facessero i controlli. Ed è emerso che i controlli avvenivano una settimana sì ed una no. Così come è emerso che i campioni di acqua prelevati venivano analizzati nell’arco temporale di ventiquattr’ore, così come prevederebbe la legge. Inoltre i tecnici della spa hanno anche evidenziato come fin dalla presa in gestione dell’impianto, nel 2009, avevano elencato non solo gli scarichi delle abitazioni civili dei vari comuni le cui acque finiscono nel depuratore di Pieve a Nievole ma anche quelle di alcune piccole aziende artigiane presenti sul territorio, annotando che c’era il rischio di trovare tracce di zinco. Il giudice Marino ha chiesto se fossero mai state rilevate tracce eccessive di questo materiale inquinante, ed i tecnici lo hanno escluso dicendo di aver effettuato nei mesi successivi alla presa in gestione dell’impianto anche delle campionature di scarichi delle aziende ritenute a rischio direttamente nelle loro sedi e quindi prima che i liquidi arrivassero mischiati con gli altri al depuratore, senza aver mai rilevato livelli eccessivi. Inevitabile quindi la domanda del giudice sul come si spiegassero i livelli fuori norma riscontrati dai tecnici di Arpat. E qui le spiegazioni date hanno sempre preso in considerazione sia i tempi diversi di analisi (l’Arpat avrebbe esaminato i liquidi nell’arco di tre o quattro) sia sull’ipotesi di un evento accidentale come avrebbe potuto essere determinato dal prelevamento di un grumo di zinco accumulatosi nel tempo sul fondo ed entrato occasionalmente nei reperti dei tecnici. Un processo molto difficile che riprenderà a gennaio dell’anno prossimo.

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