Proteste
Terme di Montecatini, probabilmente evitati almeno 8 licenziamenti
Passi avanti nelle trattative per i 13 dipendenti in mobilità. Dei due responsabili di stabilimenti ne resterà uno. I tre medici a partita Iva. Venerdì incontro decisivo
MONTECATINI. Non sarà un “licenziamento di massa”, ma il prezzo da pagare sarà comunque alto per i 13 dipendenti delle Terme nei confronti dei quali è stata aperta una procedura di mobilità. Procedura il cui canonico periodo di 45 giorni entro cui trovare un accordo tra società e sindacati scadrà venerdì 10 giugno, giorno nel quale le parti hanno già fissato un nuovo incontro con l'obiettivo dichiarato di arrivare a firmare un documento congiunto.
Alla fine, con uno sforzo di buona volontà, potrebbe essere trovata una strada che, seppure con alcuni importanti sacrifici da parte dei lavoratori, significherebbe la cancellazione della parola “licenziamento” dal vocabolario di viale Verdi.
Il gruppo dei 13 può essere idealmente diviso in tre fasce, a seconda del grado di criticità. Il primo è formato da 8 quadri o funzionari di primo livello che, nel corso dei colloqui avuti con la società, avrebbe sostanzialmente accettato la proposta di “demansionamento”, ovvero un riposizionamento all'intero dell'azienda che preveda un ruolo diverso da quello finora svolto (senza contare che uno di questi ha già rassegnato le dimissioni in quanto vicino al pensionamento).
«Si tratterebbe, comunque - dice Luisella Brotini, Filcams Cgil - di una posizione compatibile con la professionalità acquisita». Ma per essere ancora più certi di questo, Paolo Meacci (Uiltucs Uil) ha chiesto alla società di mettere il tutto su un documento, per capire in maniera definitiva e dettagliata le mansioni che andranno a svolgere e in quali termini.
Ci sono poi due responsabili di stabilimento che dovranno diventare un'unica figura di coordinatore (con l'esubero che potrebbe essere trasformato in un incarico esterno). Infine ci sono tre medici (tra i quali il direttore sanitario) ai quali è stato richiesto di trasformare i rispettivi contratti in collaborazione professionale (a partita Iva). «Abbiamo registrato - dice Aniello Montulolo, Fisascat Cisl - una certa condivisione tra azienda e lavoratori sulla questione della revisione delle qualifiche e pertanto ci sono stati positivi passi in avanti verso una soluzione accettabile della vicenda».
«Sono ottimista - aggiunge Meacci - e a fronte di un licenziamento la soluzione prospettata è da prendere in considerazione». «Ci siamo incamminati verso la strada giusta, a fronte di una procedura inizialmente traumatica», conclude Brotini.
David Meccoli
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