Il “Bar Ilio” di via Marruota rivive per una notte nei ricordi
Grande successo del raduno dei vecchi cienti del locale-simbolo della zona sud di Montecatini
MONTECATINI. Ci sono serate che vorresti non finissero mai, come quella andata in scena domenica 5 giugno nell’ex refettorio del Corpus domini. Doveva essere una cosa tra vecchi amici e invece si è trasformata in un vero e proprio evento, oltre che un viscerale appello al passato mai dimenticato. In ogni caso l'operazione “Riapriamo il bar Ilio per una notte”, come citava il titolo dell'happenning, è perfettamente riuscita.
L'ora X doveva scattare alle 20 ma già nel primo pomeriggio il gruppo storico formato dai ragazzacci di un tempo, con relative consorti, era all’oopera per preparare il pantagruelico buffet, sotto lo sguardo severo di Alessandro Romani, un tempo generoso attaccante ed ora chef coi fiocchi.
La gente arriva alla spicciolata, in largo anticipo. Troppa la voglia di rivedersi e di rabbracciarsi. All'ingresso la foto della squadra che portò a Montecatini il primo storico titolo nel campionato provinciale Uisp sotto la guida di Mauro Gaggioli, che si presenta col suo solito passo felpato, accolto da un lungo applauso.
Ma, ovviamente, la standing ovation è tutta per ido e Diana, meravigliosi ottantenni (ed oltre), storici gestori del più bel ritrovo di via Marruota, ultimi ad arrivare come vuole il cerimoniale, accompagnati dalle figlie Monica e Federica.
A parte il tavolo d'onore, non ci sono posti assegnati. Ci si siede, e avviene in maniera naturale, per fasce d'età coi più datati al'ingresso diretti dall'ex vigile urbano Duilio Porciani, mentre il vulcanico Pino Avella fa la spola tra buffet e tavoli.
C'è il gruppone del 1961 capitanato (lo faceva anche in campo) da Roberto Innocenti detto “Stuge”, principale artefice della serata con Mario “Baino” Bellucci, Pierfilippo “Capo” Capini e tutti gli altri. Quindi i più giovani, pur sulla cinquantina, da Chico Del Rosso a Beppe Paganelli, Marchino Biagiotti e compagnia cantante. Cori e brindisi si sprecano sotto le note anni ’70 del d.j Marco Gandolfi. È la sua voce, rotta dall'emozione, a ricordare coloro che se ne sono andati (diversi prematuramente), nel momento più toccante dell'evento: «E forse in un altro bar Ilio dall'altra parte del cielo stanno pure brindando alla nostra salute...».
Poi, la consegna della targa ad Ido e Diana: “Bar Ilio sempre aperto nei nostri cuori”. La citazione non potrebbe essere più vera. Il bandone è sempre inconsciamente alzato. Lo dimostrano le oltre cento persone presenti, i loro sguardi e l'immutato senso di appartenenza.
Difficile, se non impossibile, far comprendere a chi non ha “vissuto” allora il bar Ilio cosa volesse e potesse significare questo locale della zona sud per tanti. «Siete stati al pari di un babbo e una mamma per la maggior parte di noi e non vi ringrazieremo mai abbastanza», dice Stuge abbracciandoli.
La chiusura la regala l'inesauribile Diana , in pista da ballo “portata” con maestria da Marco Spinelli, a suo agio in veste di ballerino. Pian piano, dopo le foto di rito, il salone si svuota. Fuori, gli ultimi capannelli a rivangare aneddoti di partite a carte e di bravate inenarrabili quanto memorabili.
Perché ci sono serate che vorresti non finissero mai.
Roberto Grazzini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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