Il Tirreno

Montecatini

Diocesi in prima linea nell’aiuto quotidiano ai fratelli più bisognosi

di Cristina Bonadio
Il vescovo di Pescia, monsignor Roberto Filippini, fa in suo ingresso in Cattedrale (Foto Nucci)
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Il vescovo di Pescia, monsignor Roberto Filippini, fa in suo ingresso in Cattedrale (Foto Nucci)

Intervista con il vescovo di Pescia, monsignor Filippini. «Quando ho saputo della nomina sono rimasto intimorito»

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PESCIA. Già da come si presenta, il nuovo vescovo della Diocesi di Pescia, Roberto Filippini, è una persona estremamente alla mano ed entusiasta della carica che sta da poco ricoprendo. Come lui stesso ha affermato, il suo obiettivo primario è quello di farsi conoscere meglio e da vicino dalla popolazione con cui è tenuto a confrontarsi, scoprire i luoghi nei quali dovrà agire e soprattutto, entrare in contatto con la realtà dei cittadini nel modo migliore possibile.

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«Mi sento estremamente onorato - sostiene - di ricoprire la carica di vescovo dopo il lavoro svolto da Monsignor Giovanni De Vivo che ha operato per 22 anni all'interno della nostra diocesi. Per le funzioni che rivestivo e per l'età che ho - aggiunge - non pensavo assolutamente di essere preso in considerazione per questo ruolo, all'inizio sono stato davvero sorpreso».

Qual è stata la sua reazione alla notizia della nomina?

«Sono stato intimorito in principio, proprio perché il vescovo De Vivo era dotato di un grande entusiasmo e di un'ottima capacità di lavoro. Cosa che io stesso avevo potuto sperimentare in un periodo in cui ha avuto dei contatti non soltanto con lui, ma anche con gli altri vescovi delle diocesi limitrofe, ricoprendo il ruolo di preside dello Studio Teologico Interdiocesano».

Quali erano i suoi impegni in precedenza?

«Sono stato il cappellano del carcere pisano Don Bosco per ben 16 anni e, contemporaneamente, rettore del seminario arcivescovile Santa Caterina di Pisa. Mi preme, in particolare, il tema dell'ecumenismo, ovvero il movimento che tende ad avvicinare e riunire tutti i fedeli cristiani e quelli delle diverse Chiese. Ho svolto un servizio “part time” in carcere, proprio per conciliare tutti gli impegni ecclesiastici. È stata un'esperienza che mi ha profondamente segnato, poiché è proprio in carcere che si ha l'occasione di osservare da vicino la micidiale potenza del male e, allo stesso tempo, di accorgersi della straordinaria potenza del Signore. L'uomo può arrivare a compiere cose terribili, ma là dentro ho assistito a veri e propri cammini di ricostruzione; mi è capitato di vedere compiersi il mistero pasquale, di morte e di risurrezione. È stato un servizio colmo di gioia e dolore».

E ora come si svolgono le sue giornate?

«Sto vivendo il mio periodo di luna di miele adesso - dice sorridendo - per me questo è un momento di studio e di conoscenza della realtà che mi circonda. La diocesi di Pescia è molto fortunata nel panorama toscano, proprio perché ha al suo interno un numero di preti e collaboratori pastorali giovani e preparati (si parla di una metà che è sotto i 55 anni). Vorrei potenziare la formazione dei laici, dei diaconi e dei catechisti, ma non solo. Dobbiamo aiutare coloro che hanno maggiormente bisogno nel territorio, in primis quelli che sono stati toccati profondamente dalla crisi economica e gli immigrati che recentemente si sono venuti ad insidiare proprio nella Valdinievole. La Caritas di Pescia esegue ogni giorno un ottimo lavoro e si impegna a fornire assistenza ai più bisognosi, anche a coloro che arrivano da terre lontane in cerca di un aiuto. Siamo tenuti ad essere disponibili con tutti, di cuore e senza distinzioni».

A suo parere l'Isis è davvero una minaccia per la Chiesa?

«L'isis non è soltanto una minaccia per la Chiesa, ma per il mondo intero. È il prodotto di molti interessi, economici e politici: bisognerebbe far sì che non gli venissero più fornite armi da chi lo finanzia. Tuttavia la minaccia del terrorismo non deve stravolgere le nostre regole democratiche e né la paura deve costringerci a chiudere le frontiere in un processo di regressione isolazionistico. In realtà va combattuto il fanatismo, che contraddice i principi fondamentali delle vere esperienze religiose. Papa Francesco è un grande dono che il Signore ha fatto alla sua Chiesa, un Papa che proviene dall'altra parte del mondo e da subito è stato come una ventata d'aria fresca. Segue esattamente ciò che dice il Vangelo e “torna sempre all'essenziale” : la misericordia che Dio offre a tutti gli uomini. È un Pontefice che parla chiaro e che raggiunge il cuore della gente e credo che oggi soprattutto i giovani abbiano proprio bisogno di questo per avvicinarsi alla Chiesa».

Progetti della diocesi di Pescia per il 2017, anno di Pistoia capitale della cultura?

«La concentrazione sarà volta ai siti sacri e alle chiese in particolar modo, si potranno quindi ammirare le bellezze del nostro territorio (in programma c'è anche la pubblicazione di un cofanetto che proporrà la presentazione di tutto questo in maniera dettagliata). La diocesi di Pescia ha anche un altro evento da celebrare nei prossimi anni: festeggerà nel 2019 il cinquecentenario. Desideriamo preparare al meglio questa ricorrenza e vogliamo creare iniziative che possano far riflettere sull'intera storia della nostra Chiesa locale. Proporremo anche dei lavori di restauro delle opere, ma l'intento di tutte le iniziative sarà quello di attingere dal passato una nuova energia e l'impegno per continuare a costruire nel tempo una comunità cristiana viva che dia testimonianze luminose al Vangelo».

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