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Montecatini

Leopoldine ai privati: le Terme vendono anche la proprietà

David Meccoli
Il cantiere abbandonato delle Terme Leopoldine (foto Paolo Nucci)
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Il cantiere abbandonato delle Terme Leopoldine (foto Paolo Nucci)

Dopo la Torretta, anche lo stabilimento con la piscina incompiuta potrebbe finire sul mercato

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MONTECATINI. Non solo Torretta, anche le Leopoldine potrebbero presto finire sul mercato. È infatti questo che viene esplicitamente indicato nell'ordine del giorno che sarà portato in discussione venerdì dalla commissione paritetica Comune-Regione.

Al primo punto i sei membri della commissione (Antonio Barretta, Elisa Nannicini e Arabella Ventura quali membri nominati da Firenze; Franco Arizzi, Rossana Parlanti e Aniello Striano indicati da Montecatini) parleranno, oltre che dell’alienazione del capitale sociale della società Gestioni Complementari (srl che comprende stabilimento Torretta, area verde che lo circonda, tennis club e campo prova golf), di cui abbiamo scritto diffusamente nei giorni scorsi, anche di altri due punti di primaria importanza per le nostre Terme. Il primo recita: “Individuazione di un investitore privato alla ultimazione e alla gestione delle Terme Leopoldine previa (attenzione a questo passaggio, ndr) eventuale acquisizione in proprietà”. Se la prima ipotesi - quella del privato che si prende in carico la piscina, ne porta a termine i lavori e poi la gestisce, scalando i primi anni di canone di locazione per recuperare parte dell'investimento - era già circolata nei mesi scorsi parallelamente al progressivo tramontare del rinnovo del mutuo da parte delle banche, la vera novità è ora l'apertura alla possibilità della “acquisizione in proprietà”. In altre parole, con la messa sul mercato di Torretta e Leopoldine, Comune e Regione sembrano prendere decisamente la strada di una nuova privatizzazione dell'azienda più importante della città, sebbene con una formula diversa rispetto a quella (fallimentare) che portò le Terme alla cordata ascolana all'alba del nuovo millennio.

Stavolta, infatti, sembra più uno “spacchettamento” dei beni, anche se saranno i tecnici a formalizzare l'iter che porterà a privatizzare le singole progettualità e anche se niente vieta che uno stesso soggetto possa poi essere interessato a entrambi i complessi. Già, ma chi? Ieri parlavamo dell'ipotesi del gruppo di imprenditori locali, ma non c'è un'esclusività nelle (future) trattative. Il sindaco potrebbe infatti sfruttare i suoi contatti sviluppati all'interno dell'Ehtta (l'associazione delle città storico-termali) e dell'Unesco (dove Montecatini è candidata a diventare patrimonio dell'umanità congiuntamente con altre realtà termali europee). Probabilmente verrà comunque fatto un bando pubblico a evidenza europea. E non è tutto: l'ultimo punto che sarà discusso in commissione sarà la vendita degli immobili non strategici. In sostanza si chiederà a Comune e Regione di indicare preventivamente quali beni mettere sul mercato, dopodiché sarà la società a procedere con i bandi per la loro cessione.

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