Il Tirreno

Montecatini

Cordata di imprenditori dietro l’affare Torretta

David Meccoli
Cordata di imprenditori dietro l’affare Torretta

Albergatori, associazioni, esercenti e professionisti di Montecatini torneranno a riunirsi per valutare la possibilità di rilevare lo stabilimento termale. E un progetto c’è già

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MONTECATINI. C'è anche una cordata di imprenditori locali dietro l'operazione Torretta. Un gruppo ancora spontaneo, unito solo dal collante di una sana volontà di uscita dalle acque limacciose in cui sono finite le Terme da troppo tempo. Certo, animato non solo da una volontà di rilancio filantropica, ma anche - ovviamente - da uno spirito imprenditoriale che capisce le potenzialità di un investimento e del suo futuro tornaconto. E la Torretta sembrerebbe proprio uno dei target in cui direzionare le proprie attenzioni.

La vicenda il Tirreno l’ha anticipata la scorsa settimana. Al centro c'è l'intero complesso della Torretta, comprendente stabilimento termale, parco, tennis club e (mai decollato) campo prova di golf. Della sua destinazione se ne parlerà venerdì in commissione paritetica Comune-Regione, che all’ordine del giorno ha proprio la “alienazione del capitale sociale della società Gestioni Complementari”, una srl partecipata al 100% dalle Terme e che ha nel suo portafogli proprio la Torretta.

Comune e Regione, in pratica, vorrebbero cedere le quote (o almeno la maggioranza di esse) a un privato disposto a investire. E, a differenza di quanto si potrebbe pensare, i presupposti ci sarebbero tutti: l'idea sarebbe infatti quella di far cadere un tabù storico e concedere anche l'utilizzo dell'acqua termale che sgorga alla Torretta, per utilizzarla in una serie di piccole piscine ludico-termali, riabilitative o idroterapiche, che non dovrebbero andare, secondo le intenzioni, a cozzare con le future Leopoldine.

Un'area nella quale, peraltro, il regolamento urbanistico già prevede la possibilità di realizzarvi strutture commerciali, ristorative e di fitness. Anni fa, infatti, un progetto in tal senso (con tanto di sistema-piscine) fu presentato dall'ex-assessore (e proprietario di un centro wellness a Pieve) David Mariani. Per mai totalmente chiarite dinamiche l'accordo saltò, ma le Terme acquisirono ugualmente il progetto presentato da Mariani, che aveva già ottenuto il via libera da parte di Comune e Soprintendenza. Così chi dovesse subentrare nell'idea (in questo caso ben più ampia) avrebbe sicuramente una base dalla quale partire e un solco (abbastanza profondo da arrivare fino all’acqua termale...) già tracciato.

E poi, altro punto da non sottovalutare, è quello che Gestioni Complementari è una società sana, senza debiti, senza contenziosi aperti e priva di dipendenti. Chi la dovesse rilevare, insomma, non lo farebbe a scatola chiusa e non correrebbe il rischio di sorprese fuori programma, sempre dietro l'angolo quando c'è di mezzo il carrozzone Terme.

E non a caso un gruppo di imprenditori, come detto, ha già drizzato le orecchie e fatto un primo incontro all'hotel Plaza. Una sorta di “chiamata alle armi” alla quale hanno risposto in ordine sparso albergatori, associazioni di categoria, qualche esercente (era presente anche l'ex sindaco Ettore Severi) e liberi professionisti (il commercialista Franco Pacini ha cercato di fare il punto sulla situazione economico-finanziaria della società di viale Verdi).

Nei prossimi giorni il gruppo tornerà a riunirsi con (si spera) nuovi adepti: sarà l'occasione per contarsi e guardarsi in faccia prima del passo definitivo. Prima di tutto, comunque, servirà l'eventuale bando con il quale le Terme metteranno sul mercato Gestioni Complementari: un pacchetto che potrebbe comunque far gola anche a qualche investitore esterno.

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