La manifestazione
Accolto il ricorso della Macolive
La Cassazione rimanda al tribunale di Pistoia l’esame del sequestro di 2 milioni di euro
MASSA COZZILE. Il capannone resterà sequestrato, per quanto riguarda la somma in denaro il tribunale di Pistoia dovrà provvedere a un riesame del procedimento. Sono due sentenze della Cassazione (pronunciate su altrettanti ricorsi) l’ultimo capitolo della vicenda Macolive, scoppiata nell’ottobre 2015 con l’accusa rivolta a Mario Cei (e ad altre quattro persone), amministratore delegato dell’azienda alimentare con stabilimento in Traversagna, di aver messo in piedi una bancarotta fraudolenta da 21 milioni di euro.
Secondo le Fiamme Gialle l’imprenditore avrebbe distratto quei soldi destinandoli ad altre aziende dello stesso gruppo industriale, ma ubicate in Turchia e Grecia (la Macolive Turim e la Macolive Grecia). Le indagini sono partite all’indomani di una verifica fiscale scattata nell’ottobre 2014 alla Macolive Trading Spa, azienda costituita nel 2012 subentrando alla Macolive Spa, nell’ambito di un concordato preventivo con continuità aziendale. Secondo gli investigatori la distrazione di altri beni e denaro sarebbe avvenuta anche durante la stessa procedura concordataria.
Nel merito, la Cassazione ha deciso di non accogliere il ricorso della Macolive Investimenti spa riguardo alla differenza tra il canone di un capannone locato da Macolive Investimenti a Macolive spa, ritenuto incongruo dal commissario giudiziale, e il suo valore di mercato.
Mentre ha deciso di rinviare al tribunale di Pistoia l’altro ricorso, presentato contro il decreto di sequestro preventivo per una somma di quasi 2 milioni di euro, cioè la differenza tra il valore di mercato (quasi 3 milioni e 900.000 euro) e il prezzo di vendita (1 milione e 890.000 euro) per la cessione della Macolive spa, durante il concordato, alla Macolive Trading srl.(lu.si.)
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