La protesta
E gli ultras hanno adottato Chico
Il ragazzo, che di solito siede in panchina quando gioca il Montecatini, è stato fatto uscire dall’arbitro
MONTECATINI. A volte un po’ di buon senso fa sì che anche le regole meno comprensibili e meno gradite possano essere accettate meglio. E qualche eccezione sarebbe bello poterla fare. Non è quanto accaduto però nella storia di Chico, un ragazzo a cui tutti vogliono bene, vera mascotte del Montecatini. Ma un arbitro troppo inflessibile gli ha negato una gioia che altri avevano regalato.
Non si tratta di un rigore non dato o di un fallo male interpretato. La vicenda riguarda Chico, un ragazzo innamorato del calcio e del suo Montecatini. In trasferta non segue la squadra ma al "Mariotti" è un fedelissimo. Guarda il riscaldamento dei portieri e quindi si siede sulla panchina vicino agli spogliatoi in mezzo ai suoi angeli custodi, il magazziniere Nacci ed il preparatore dei portieri Capoccia. Se poi ce ne è bisogno fa pure il raccattapalle. L'amico speciale è mister Maneschi «Oggi 4 dietro, 3 nel mezzo e 3 a saltare», gli suggerisce. Senza contare la purezza d'animo di questa meravigliosa persona, capace di andare in chiesa a pregare quando il bomber Ferrari ha subìto il delicato intervento al ginocchio. A fine gara dà il cinque a tutti , in special modo all'arbitro ed ai guardalinee, sempre rispettosamente.
Tutto questo fino a domenica scorsa, ultima partita in casa della stagione regolare per il Montecatini, diretta dall'inflessibile signor Luca D'Aquilino di Roma che non solo non lo ha ritenuto idoneo per raccogliere i palloni ma non gli ha neppure permesso di sedersi sulla sua amata panchina, a 30 metri dal terreno di gioco. A niente sono servite le rassicurazioni dello staff termale e l'assenso del commissario di campo. Né tantomeno le lacrime disperate di Chico. Un cartellino rosso prima del fischio d'inizio.
Ma non tutto il male viene per nuocere perché anche questa amara storia ha avuto un lieto fine. Chico la partita l'ha vista, cantando a squarciagola, assieme agli ultras che lo hanno subito "adottato" .
«Vorrei dire a questo signore - ha commentato Gianni Capoccia - che , dato che non l'ha capito , ci vuole tanto cuore e rispetto per questi ragazzi. Sia in Lega Pro che in D ho visto gente in carrozzina a bordo campo . Dovrebbe solo vergognarsi».
Ancor più toccante l'intervento della sorella. «Non tutti capiscono il perché può essere importante assistere a una partita da una panchina a bordo campo, piuttosto che da una tribuna, per un ragazzo come Chico. Io ormai non mi stupisco più, né mi ci arrabbio. L'arbitro avrà sicuramente avuto qualche suo motivo che non sto qui a commentare. Io mi accontento di una grande, grandissima fortuna, quella di essere legata a lui da quando sono nata. Negli anni – continua la sorella – l'ho visto cambiare e fare passi da gigante e l'ho visto farsi amare. A me questo basta a rendermi la sorella più fiera del mondo. Anche se ci sarà rimasto male, pure lui avrà imparato qualcosa da oggi. Non sempre tutto è concesso, e va bene così».
«Io intanto - chiude Capoccia - la sua panchina per i playoff l'ho preparata. Arbitro permettendo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
