Il Tirreno

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Affondo di Vanni contro la Balducci

di Luca Signorini
Affondo di Vanni contro la Balducci

Non si ferma la mobilitazione dopo la cessione del marchio: sindacati e lavoratori in assemblea alla sede di via del Melo

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PIEVE A NIEVOLE. Si terrà oggi (inizio alle 17) l’assemblea dei lavoratori e dei sindacati nello stabilimento di via del Melo della Balducci Spa. Il 1° maggio i 45 dipendenti licenziati il 23 marzo scorso erano in piazza Giusti a Monsummano per far sentire la propria voce. La mobilitazione così prosegue nonostante la cessione (diventata ufficiale venerdì) del famoso brand di calzature per bambini all’azienda Asso Spa con sede a Fermo. Con conseguente (e definitivo) stop alla produzione, e quindi perdita occupazionale.

Intanto però arrivano nuove reazioni alla decisione della proprietà di disfarsi di un marchio con 82 anni di storia. Il sindaco di Monsummano, e presidente della Provincia di Pistoia, Rinaldo Vanni, nel suo intervento su Facebook fa riferimento all’intitolazione di largo Carla Rossi Balducci (cerimonia avvenuta nel giugno 2015 nel piazzale di fronte all’ufficio postale di via Risorgimento, a Monsummano): “È con rispetto e orgoglio che un’amministrazione vuole intitolare una strada o una piazza, volendo dare al territorio un segno di riconoscimento e far divenire quella persona come qualcosa che si fonde con una comunità. Così è stato quando dedicammo il largo a Carla Rossi Balducci: io difenderò la giustezza di quella intitolazione, perché la persona ha lasciato un grande valore e nessuno glielo può togliere”. Poi l’affondo di Vanni: “Ho la certezza che i suoi eredi non arriveranno ad avere un riconoscimento così alto da un territorio, e quando passeranno sotto quel cartello sarebbe bene che chinassero il capo”. Duro è anche il messaggio scritto da Giampaolo Balcarini, più volte assessore del Comune di Monsummano, dipendente della Balducci dal 1974 al 2008. Secondo Balcarini lo spartiacque è il 2005, quando il fondatore del marchio, Giuliano Balducci, fu sostituito come presidente del consiglio di amministrazione “dal momento – afferma Balcarini – che veniva considerato ormai con idee imprenditoriali superate”.

“Da allora – continua – l'azienda ha avuto una continua e inesorabile decadenza. Nel 2008 una riduzione volontaria del personale con ingresso in mobilità, nel marzo 2013 un’ulteriore riduzione del personale con esternalizzazione della produzione, nel 2014 grande festa con l’invito dei clienti per mettere in risalto gli 80 anni della fabbricazione delle calzature da bambino, ma non del marchio. Ad inizio 2015 una nuova richiesta di riduzione del personale, tra fine anni e l’inizio 2016, chiusura definitiva”.

La testimonianza riprende con gli eventi degli ultimi mesi, la vendita delle calzature in giacenza, gli incontri per cedere l’azienda, infine la vendita del marchio. “Dato che leggo che la direzione ringrazia i dipendenti, sarebbe bene che anche i dipendenti in merito a tali scelte contraccambiassero i ringraziamenti. Poi, personalmente, condivido gli interventi sindacali (la Cgil aveva definito “irresponsabili” i vertici della Balducci, ndr) con relative scelte di presidio”.

Balcarini esprime infine il suo desiderio: quello che sindacati e istituzioni “possano mettere sotto attenta e minuziosa osservazione i bilanci degli ultimi quattro o cinque anni, così da fare chiarezza, se è logico che nell'arco di dodici mesi si possa passare da un bilancio in pareggio a uno in perdita astronomica. E non mi si dica che ciò viene fatto per poter pagare i dipendenti”.

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