Il Tirreno

Montecatini

Terme, lettere di mobilità per un quarto dei dipendenti

David Meccoli
Una manifestazione dei dipendenti delle Terme sulla scalinata del Comune
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Una manifestazione dei dipendenti delle Terme sulla scalinata del Comune

Margini di trattativa con i sindacati ormai ridotti al minimo: l’azienda esclude ricorsi ad ammortizzatori. Il 6 maggio confermato lo sciopero con corteo davanti alla Regione

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MONTECATINI. In una lettera anticipata via fax ai sindacati si chiude idealmente un'era, quella del “mito” del posto fisso alle Terme, e se ne apre un'altra, quella delle esternalizzazioni delle funzioni e delle partite Iva.

Che la società di viale Verdi avesse intenzione di aprire una nuova pagina al suo libro paga lo si era chiaramente capito all'ultima assemblea dei soci, quando per la prima volta era crollato il tabù della parola “mobilità” per i dipendenti, ma in pochi avrebbero immaginato che tale provvedimento avrebbe riguardato ben tredici lavoratori, e tra questi non solo le tanto citate (nei mesi scorsi) figure apicali. Sul “libro nero” delle Terme sono infatti finiti i cinque quadri dirigenziali, due medici, i capi stabilimento, un'impiegata della direzione generale e i responsabili dei settori marketing, risorse umane, ufficio acquisti, Ced.

Ora ci saranno sette giorni per mettere una prima volta a tavolino sindacati e azienda e aprire ufficialmente la procedura di mobilità. Dopodiché partiranno le trattative, nelle quali per 45 giorni (più altri 30 da tenersi eventualmente in Provincia), saranno sondate anche strade alternative prima che la mobilità si trasformi in un vero e proprio licenziamento (da eseguire in un tempo massimo di altri 4 mesi). Alternative che al momento, però, sono escluse dalla società.

«Dobbiamo capire - dice Aniello Montuolo, Fisascat Cisl - se esistono margini di manovra. Certo è che 13 dipendenti in mobilità su un totale della forza lavoro di 48 unità non ce lo aspettavamo. E poi l'azienda, al momento, esclude qualsiasi ricorso a un part-time o a un ammortizzatore sociale, cassa integrazione in deroga o contratto di solidarietà che sia».

E oltre che dalla società (che nella lettera scrive di “non essere più in grado di farvi ricorso”), è il contesto legislativo che rende difficilmente percorribile la strada degli ammortizzatori sociali: la cassa in deroga scade infatti a giugno, mentre la solidarietà può essere concessa (come già verificatosi anche alle Terme negli anni passati) solo spalmando il provvedimento su tutti i dipendenti e non solo su alcuni.

«La società - dice Luisella Brotini, Filcams Cgil - parla di perdurare della crisi, di costante calo di fatturato e di improrogabile necessità di diminuire il personale dipendente. A giorni avremo un primo incontro per capire le reali intenzioni, ma intanto per il 6 maggio è confermato lo sciopero nazionale, che coinvolgerà anche il settore termale». Probabilmente i lavoratori delle Terme sfileranno davanti alla sede della Regione per portare all'attenzione la vicenda montecatinese.

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