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Balducci, sciopero e presidio permanente

Luca Signorini
Balducci, sciopero e presidio permanente

I dipendenti del calzaturificio di Pieve a Nievole tentano di scongiurare la vendita del solo marchio mentre ci sono aziende pronte a rilevare anche la produzione

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PIEVE A NIEVOLE. Scatta il presidio permanente davanti ai cancelli di via del Melo della Balducci Spa. Martedì 26 aprile primo giorno di sit-in e contestuale sciopero collettivo per i 45 lavoratori dello storico calzaturificio per bambini (una decina tra amministrativi e addetti alle vendite erano stati richiamati in servizio), che il 23 marzo scorso ha fermato la produzione e aperto la procedura di mobilità per tutti i dipendenti.

La risposta dei sindacati (Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil) è arrivata all'indomani della paventata decisione della proprietà di vendere unicamente il marchio Balducci (per una cifra che pare aggirarsi intorno ai 2 milioni di euro), all'azienda marchigiana Asso (con sede a Fermo) che non fa mistero di realizzare i prodotti in estremo oriente, per poi commercializzarli a prezzi stracciati. Se fosse vero, se l'ipotesi avesse un fondamento, diventerebbe inutile il tavolo di lavoro istituzionale (la Regione Toscana con il consigliere al lavoro Gianfranco Simoncini, la Provincia di Pistoia con il presidente Rinaldo Vanni, il Comune di Pieve a Nievole con il sindaco Gilda Diolaiuti) impegnato nel ricercare un gruppo imprenditoriale intenzionato a rilevare non solo il brand, ma anche lo stabilimento produttivo. Un'operazione che permetterebbe di mantenere l'occupazione.

Sarebbero tra l'altro due i soggetti industriali che avrebbero mostrato qualche interesse, tra cui con tutta probabilità Gucci, già un paio di anni fa sul punto di acquistare marchio e macchinari, cessione poi caduta nel vuoto per volere della stessa famiglia Balducci.

VIDEO La storica fabbrica delle scarpe "con gli occhi"

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«La vendita del solo brand, se confermata, sarebbe un fatto gravissimo, una vergogna, una presa in giro per sindacati e istituzioni - dicono Michele Gargini, Cgil, e Juri Citera, Cisl - diventerebbe una scorciatoia per fare cassa e liberarsi dei lavoratori. Tutto questo non fa che sottolineare il comportamento scorretto da parte dell'azienda, nonostante ci siano degli industriali disposti a intavolare una trattativa per comprare la Balducci ed evitare il licenziamento dei dipendenti. Da oggi (martedì 26, ndr) iniziamo un presidio fisso con sciopero a oltranza, nei prossimi giorni convocheremo un'assemblea per decidere le prossime mosse: è sicuro che l'incontro con la proprietà, in programma giovedì 28 aprile, è saltato a causa dell'indisponibilità dei titolari, e per ora non c'è nessun altra data in calendario. La nostra mobilitazione si farà sempre più dura: pensiamo a una manifestazione e corteo per le strade cercando il sostegno di cittadini e istituzioni».

Il messaggio delle maestranze è affidato a Franco Mancini, 44 anni, responsabile magazzino materie prime, da 19 anni alla Balducci: «Siamo indignati per questa situazione perché un'azienda storica fondata sulla capacità di Carla Rossi, la passione di Giuliano Balducci, il sudore e la professionalità di generazioni di dipendenti, viene gettata via con la sterile cessione del marchio, che è merito non di chi lo vende ma dei vecchi fondatori e dei lavoratori che lo hanno reso famoso. In questo modo vendono anche la nostra dignità».

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