Il Tirreno

Montecatini

Difende moglie e figlia e viene preso a botte

di Martina Trivigno
Un volontario mostra una macchia di sangue sul muro dopo l'aggressione di domenica 10 aprile (Foto Nucci)
◗
Un volontario mostra una macchia di sangue sul muro dopo l'aggressione di domenica 10 aprile (Foto Nucci)

Montecatini, denunciata un’altra aggressione in zona stazione: il “branco” aggredisce un uomo che aveva reagito agli apprezzamenti pesanti nei confronti di una diciannovenne

2 MINUTI DI LETTURA





MONTECATINI. La zona della stazione centro di Montecatini, a causa del degrado e della sua scarsa sicurezza, non è certo nuova ad atti di violenza. Risale infatti soltanto ad una settimana fa (erano le 4,30 di domenica 10) la brutale aggressione, in via Manin, ai danni di un tunisino, preso anche a colpi di pietra. Che ha avuto poi una violenta “coda” quando gli amici del ferito sono entrati a forza nella sede del Soccorso pubblico e hanno anche malmenato un volontario per obbligarlo a prestare le cure al ferito.

[[atex:gelocal:il-tirreno:montecatini:cronaca:1.13318961:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/montecatini/cronaca/2016/04/18/news/l-aggressore-interrogato-in-carcere-1.13318961]]

Tuttavia, come si sa, non si tratta di un caso isolato. Negli anni altre aggressioni e anche fatti di sangue si sono verificati nelola zona. Ma ora spunta pure un altro episodio avvenuto una settimana prima, domenica 3 aprile, questa volta verificatosi all’interno della stazione stessa.

Diversi i protagonisti, ma simile la dinamica: in principio un alterco verbale, toni sempre più surriscaldati e, infine, la degenerazione con spintonamenti e botte. Ad affidare il suo racconto alle pagine del Tirreno è Salvatore Sardisco, 57 anni, siciliano di nascita che da molti anni abita in Valdinievole. E lo fa dopo che, sabato scorso 16 aprile, ha sporto denuncia contro gli sconosciuti  che lo hanno aggredito.

«Erano circa le 20,30 - ricorda - e con mia moglie, mia figlia e due amici, eravamo in attesa, sulla banchina ferroviaria, del treno che avrebbe portato la mia famiglia prima a Prato e poi a Bologna». Una serata come tante, fino quando non accade qualcosa che ne cambia il corso. «Ad un tratto passano due giovani uomini stranieri - prosegue - robusti, tatuati e con molti anelli alle dita delle mani, che hanno iniziato a guardare con insistenza mia figlia di 19 anni, fino ad arrivare a farle delle avances. Ho detto loro di lasciarla stare, ma hanno continuato».

Sardisco, specialista in manipolazioni muscolo-vertebrali, è anche un esperto di arti marziali. «Sono stati venti minuti terribili - continua- in cui mi sono ritrovato circondato da un branco di almeno 25 persone. Ho combattuto come un leone per difendere soprattutto la mia famiglia. La mia più grande paura, infatti, era che potessero fare del male alle donne. Me la sono cavata con un referto del pronto soccorso che parla di “contusioni multiple per colluttazione da aggressione”. Tuttavia ciò che mi ferisce, più del dolore fisico, è l'omertà totale delle persone presenti in stazione: nessuno è intervenuto per difendermi. Questa brutta vicenda mi ha fatto capire purtoppo che la legge non è uguale per tutti dal momento che non tutela gli onesti cittadini. Episodi come questo testimoniano il fallimento dell'amministrazione comunale: chi non difende i propri cittadini non è degno di governare».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze