Sicurezza
Nessun anticipo del Tfr nelle buste paga di marzo
PIEVE A NIEVOLE. «È grave che gli auspici formali si traducano in fatti concreti che fanno nascere sospetti e generano sofferenza e disperazione tra la gente, che già sta male perché tra qualche...
PIEVE A NIEVOLE. «È grave che gli auspici formali si traducano in fatti concreti che fanno nascere sospetti e generano sofferenza e disperazione tra la gente, che già sta male perché tra qualche giorno perderà il posto di lavoro».
Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil tuonano contro la proprietà della Balducci Spa, lo storico calzaturificio che ha fermato la produzione il 23 marzo, comunicando la decisione con una lettera ai dipendenti. I sindacati, considerando «positivo che l'azienda (entrando e uscendo dal retrobottega della sede della presidenza della Regione perché si considerano i lavoratori fuori in presidio talmente “prioritari” da non guardarli nemmeno in faccia) abbia incontrato le istituzioni e si sia dichiarata disponibile a soluzioni che privilegino il mantenimento dell'attività e di tutte le maestranze», chiedono però che «si rispettino gli impegni presi e si risponda alle domande».
Scrivono le tre sigle sindacali: «Nell'incontro del 23 marzo l'azienda aveva concordato l'erogazione dell'anticipo del tfr in maniera proporzionale all'utilizzo della cassa integrazione, nella misura massima di 1.000 euro lordi mensili, al fine di sostenere i lavoratori in attesa del pagamento della cassa integrazione dall'Inps. L'ulteriore e amara sorpresa è stata quella di non trovare alcunché di quanto concordato in busta paga. Hanno invece erogato una piccola quota ad alcuni dipendenti su accordi individuali, in chiara violazione delle regole concordate e al limite dell’attività antisindacale: quindi dipendenti con la mensilità di marzo a zero o con qualche centinaio di euro».
Cgil, Cisl e Uil pongono alla Balducci una serie di domande: «Come mai avete fatto credere sulla prosecuzione dell'attività e poi vi siete fermati senza nemmeno utilizzare gli strumenti che già c'erano? Come mai non avete dato segnali alle parti sociali e ai lavoratori? Come mai avete prima annunciato la chiusura del magazzino, poi l'avete ritirata per smaltire gli stock e quindi ricambiato idea per mandare tutti a casa? È vero che se anche i dipendenti evidenziavano che la merce era scadente, la stessa veniva comunque spedita ai clienti?».
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