Sicurezza
Poste nel mirino per l’inchiesta-lumaca
La rabbia dei risparmiatori derubati dal direttore dell’ufficio di Nievole: in tanti aspettano ancora la convocazione dell’azienda
MONTECATINI. Più che verso Francesco Polizzi, l'impiegato-direttore dell’ufficio postale di via delle Vigne, presunto responsabile della truffa milionaria ai danni di una sessantina di correntisti, l'attenzione, e la rabbia, dei piccoli risparmiatori di Nievole si rivolge tutta nei confronti di Poste Italiane. L'azienda è accusata di non fare il possibile per risolvere una situazione scoppiata ormai oltre un mese fa, quando i primi clienti si sono accorti degli ammanchi dai propri libretti di risparmio, buoni fruttiferi e altri tipi di investimento.
Somme sparite nel nulla, che col passare dei giorni sono diventate piuttosto ingenti: si parla di un milione e mezzo, forse tre milioni di euro, soldi finiti nelle tasche del sessantenne ex impiegato di Poste (si è licenziato a fine febbraio, dopo un periodo di assenza da lavoro, prima per malattia e poi per ferie).
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«Sono ancora diverse le persone sempre in attesa di essere chiamate dall'azienda per il controllo e la verifica completa di tutta la documentazione in loro possesso - spiega Andrea Rastelli, presidente del consiglio comunale di Montecatini e portavoce degli abitanti di Nievole - Mi sembra che Poste Italiane abbia sensibilmente rallentato il procedimento che ci vede vittime della truffa. Inizialmente, nelle scorse settimane, sono stati convocati i primi correntisti all'ufficio postale di Montecatini, in viale Amendola, poi non è stato più chiamato nessuno. Ribadiamo che la principale responsabilità di questa vicenda ricade su Poste Italiane, che da una parte deve rispondere dei soldi spariti, dall'altra deve restituirci i nostri risparmi. Ma siamo oggi nella situazione di qualche giorno fa: non sappiamo quando e come riavremo indietro ciò che legittimamente ci appartiene».
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Più che i tempi si allungano, più il malcontento cresce nella piccola frazione collinare del Comune di Montecatini. Il migliaio di residenti vivono queste settimane con angoscia e preoccupazione. Sentimenti che non possono trasformarsi in rassegnazione. Eppure Poste Italiane non si fa viva, nonostante i numerosi appelli. Non rassicura, non fornisce alcun documento scritto con il quale confortare i truffati per la restituzione dei loro soldi. Ed è allora l'azienda la principale destinataria dell'indignazione e della collera di queste persone raggirate, che la accusano di "non aver mai fatto controlli, neppure uno all'anno, sull'unico impiegato dell'ufficio". Ma da Poste non ci sentono, non danno spiegazioni.
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Neppure mercoledì 13, alla trasmissione Mi Manda RaiTre, si è presentato un rappresentante della società, nonostante l'invito. Perché il caso Nievole ha ora respiro nazionale, non manca giorno senza che le televisioni si occupino della questione.
Ci proverà allora il sindaco Giuseppe Bellandi, insieme all'avvocato Franco Arizzi, a contattare Poste Italiane e a fissare un incontro: i soldi andati in fumo devono tornare a Nievole.
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