Il Tirreno

Montecatini

Truffa delle Poste a Nievole: l'impiegato fantasma si è già speso tutti i soldi presi ai correntisti

Massimo Donati
I volantini con la foto di Polizzi affissi (e poi rimossi) all'ufficio postale di Nievole
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I volantini con la foto di Polizzi affissi (e poi rimossi) all'ufficio postale di Nievole

Parla l'avvocato: l'ex direttore ammette di aver derubato i suoi clienti ed è pronto a rispondere ai magistrati

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MONTECATINI. Se li è mangiati tutti quei soldi. Di quelle centinaia di migliaia di euro non gli è rimasto nulla, né in tasca e neppure in qualche paradiso fiscale. Neppure quelli che gli servirebbero per pagare l’affitto di casa. Per questo se n’è tornato a Napoli, sua città d’origine, ospite della sorella. Ma per bocca del suo avvocato si dice pronto a tornare a Montecatini in qualsiasi momento, non appena il magistrato titolare dell’inchiesta deciderà di convocarlo per l’interrogatorio. Insomma, non si è dato alla macchia con il malloppo e non nega di averlo rubato quel denaro Francesco Polizzi, l’ex impiegato-direttore dell’ufficio postale di Nievole.

E non accampa scuse per il raggiro messo in atto ai danni di decine di piccoli risparmiatori della piccola frazione montecatinese, e non solo. È solo che, per ammissione del suo stesso legale, l’avvocato Claudio Casciani, in un periodo molto difficile dal punto di vista personale, lo ha sottratto a chi si fidava di lui al fine di potersi permettere un tenore di vita ben al di sopra di quanto lo stipendio da impiegato delle Poste gli avrebbe consentito. Ha sbagliato, lo ammette, ma non può fare altro. Perché di quel milione e mezzo di euro che, secondo la stima fatta dall’avvocato difensore, avrebbe sottratto negli anni dai libretti dei clienti che si affidavano a lui per i loro investimenti, ad oggi non rimane più nulla.

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Il sessantenne ex assessore alla Cultura del Comune di Monsummano non avrebbe neppure un bene immobile intestato a suo nome, ne un conto corrente con qualche risparmio a cui attingere per eventuali risarcimenti alle vittime del raggiro. Un raggiro che ha avuto inizio molti anni fa, quando c’era ancora la lira, e che si è concluso quando la prima delle vittime ha cercato di liquidare il proprio investimento rendendosi conto che quelle ricevute rilasciategli dal Polizzi erano soltanto carta straccia, finti attestati di cui alle Poste non sapevano nulla.

"L’importo di cui si è parlato in queste settimane è obiettivamente esagerato – spiega l’avvocato Casciani – Direi che realisticamente siamo a metà strada tra uno e due milioni di euro. Purtroppo il mio assistito è stato travolto dalle vicende della vita. Una vita andata in malora all’improvviso, quando si è ritrovato da solo e ha pensato di trovare consolazione attraverso il denaro. Adesso non ha più nemmeno i soldi per pagare l’affitto di casa, non ha più nulla. Non la pensione, ma certamente si è giocato anche il trattamento di fine rapporto". È stato lo stesso avvocato a consigliare a Francesco Polizzi di rassegnare immediatamente le dimissioni dalle Poste quando la vicenda della sparizione del denaro è venuta fuori ed è scattata l’inchiesta penale.

Una sua permanenza al lavoro avrebbe potuto giustificare una misura cautelare – gli arresti domiciliari o anche il carcere – per il rischio di reiterazione del reato. "Oltre a questo – prosegue il legale – abbiamo manifestato alla procura la nostra più completa disponibilità a collaborare: non appena ci verrà chiesto, lo accompagnerò subito all’interrogatorio. Inoltre abbiamo anche messo a disposizione del pm il passaporto, per far capire che il mio assistito non ha alcuna intenzione di lasciare il paese". Per quanto riguarda la futura strategia difensiva, l’avvocato Casciani non si nasconde dietro a un dito: la posizione dell’ex impiegato-direttore è indifendibile.

«Resta da capire quale sarà il reato che gli verrà contestato, se peculato, in quanto incaricato di pubblico servizio, oppure appropriazione indebita, come dipendente di un’azienda privata – spiega – e in base a ciò valutare a quale rito alternativo ricorrere: con il peculato, reato più grave, un patteggiamento sarebbe impossibile ad esempio, probabilmente si tratterebbe di un rito abbreviato. Ma è ancora presto per queste considerazioni». Ad oggi, in procura a Pistoia – Linda Gambassi il pubblico ministero titolare dell’inchiesta – l’orientamento sarebbe quello di portare a processo Francesco Polizzi per il reato di peculato.

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