Gioco
Finisce in tv il “caso Nievole” con i racconti dei truffati
Più di 60 famiglie coinvolte, come minimo tre milioni di euro volatilizzati. Ora tutti incalzano le Poste: «Non possiamo aspettare fino a Natale»
NIEVOLE. Oltre 60 famiglie coinvolte per un totale di (minimo) 3 milioni di euro svaniti. È un primo bilancio - fatto dal consigliere comunale Sonia Mucci (anche la sua famiglia ha perso nella vicenda circa 60mila euro) - degli ammanchi registrati al piccolo ufficio postale di Nievole. Nel mirino della rabbia di tante famiglie e nelle denunce presentate ai carabinieri c'è un solo nome, quello dell'unico dipendente di Poste Italiane attivo da oltre 15 anni e che da circa 12, secondo l'accusa, portava avanti il suo giro truffaldino. In pratica l'uomo, Francesco Polizzi, avrebbe intascato i soldi rilasciando ricevute apparentemente regolari (ma in realtà senza alcun valore) e creando conti "paralleli" dai quali attingere nel caso un cliente avesse chiesto parte o l'intera cifra "investita" in buoni fruttiferi o polizze assicurative. Un sistema ben oliato che alla fine è imploso per motivi che eventualmente saranno gli inquirenti a chiarire, ma che probabilmente ha fatto tilt in quanto gli investimenti, della durata media decennale, hanno iniziato ad arrivare a scadenza e di conseguenza soddisfare la richiesta di liquidità potrebbe essere diventato sempre più difficoltoso.
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Ieri in municipio e poi al circolo Arci di Nievole c'erano anche le troupe della Rai e di Mediaset, interessate a far luce su questa brutta storia. Tra le persone raggirate c'è chi racconta di aver visto sfumare 30mila euro, chi 40mila, ma si vocifera che ci siano anche famiglie che avevano affidato all'ufficio postale alcune centinaia di migliaia di euro. «Ci fidavamo - dice Sonia Grazzini - il 'postino' era diventato un membro della comunità, tutti lo conoscevamo. E pensare che i buoni postali sono sempre stati il posto più semplice e sicuro dove mettere da parte i risparmi: ci ho investito 31mila euro, compresa la liquidazione dal lavoro, e ora mi ritrovo in mano solo carta straccia».
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«I buoni non erano davvero buoni e ho visto volatilizzarsi il Tfr di una vita: e pensare che per noi lui era come un fratello, ora ci rendiamo conto che forse aveva una vita parallela», commenta Florio Gori.
Sergio Franchi ha "prestato" al dipendente delle Poste 40mila euro: «Lo conoscevo da 15 anni - dice - ma poi ho scoperto che mi era stato creato un secondo libretto al portatore. Forse erano lì che finivano i miei soldi». «Ci hanno spiegato che le ricevute che ci dava - aggiunge Gianna Rastelli - erano di un tipo che era scaduto da tanti anni». Ora sono in molti ad aspettare risposte precise da parte di Poste Italiane. «Ci hanno detto - dice Sonia Mucci - che i rimborsi arriveranno a Natale. Ma tante famiglie non ce la faranno ad attendere così tanto: chiediamo che almeno il 50 per cento ci venga restituito subito, e che poi vengano fatte le opportune indagini».
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