Il Tirreno

Montecatini

Studenti di Pescia e Lucchesia poco preparati per il cartario

di Francesca Mal

Uno studio dell’Irpet rileva che gli istituti superiori toscani non sarebbero in grado di diplomare tecnici pronti a entrare nelle 540 aziende sparse nelle due province. Meglio Fabriano e Verona

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PESCIA. Che le nostre scuole non preparino adeguatamente al mondo del lavoro non è certo una novità. Adesso ce lo dice anche l'Irpet, l'Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana, che con un suo recente studio sul distretto cartario, intitolato “La Carta in Toscana”, evidenzia che alcune scuole superiori non sarebbero in grado di sfornare tecnici preparati.

Sotto la lente di ingrandimento nella provincia di Pistoia c'è finito l'istituto Marchi di Pescia, ma non sono ritenuti adeguati, dal punto di vista delle competenze che il settore cartario richiederebbe, nemmeno l'istituto tecnico industriale a indirizzo chimico di Borgo a Mozzano, né il liceo scientifico tecnologico di Lucca. A fronte di un distretto che, come lo stesso studio dell'Irpet riconosce, è stato colpito relativamente poco dalla crisi e che vanta un polo produttivo (considerando le provincie di Pistoia e Lucca) costituito da 540 imprese di diversa natura, non c'è un'adeguata attenzione da parte del sistema scolastico e formativo. Non ci sono tecnici specializzati.

L'industria della carta toscana costituisce ben «l'80% della produzione nazionale - dice lo studio Irpet - di carta tissue (carta per uso igienico e domestico) e di quasi il 40% di quella di cartone ondulato». Eppure le imprese locali sono costrette a fare formazione internamente o a mandar fuori i propri lavoratori, a specializzarsi in luoghi dove si insegna ciò che serve.

«Sul territorio - si legge ancora nello studio - si contano almeno tre istituti di scuola secondaria di riferimento per le aziende cartarie (l'istituto tecnico industriale a indirizzo chimico di Borgo a Mozzano, l'istituto tecnico statale Marchi-Forti, indirizzo tecnologie cartarie, di Pescia e il liceo scientifico tecnologico di Lucca), con cui sono attive collaborazioni scuola-impresa. Si sottolineano però almeno due punti deboli: lo scarso contatto fra programmi scolastici e realtà lavorativa, e il basso appeal dei percorsi didattici indirizzati alla filiera della carta, che non raggiungono un numero di iscritti soddisfacente. Si consideri che per una preparazione più professionalizzante alcune aziende preferiscono inviare i propri dipendenti fuori Toscana: a Fabriano nelle Marche, oppure all'istituto San Zeno di Verona».

Insomma si tratta di un'occasione persa per il territorio in termini occupazionali. La necessità evidenziata dall'Irpet è quindi quella di costruire un ponte, con basi solide, fra mondo della scuola e del lavoro che sappia adeguarsi anche al processo di rinnovamento e che il settore ha subito. «L'area - continua lo studio - possiede una tradizione storica nella produzione della carta, che ha alimentato un bagaglio di esperienze e saper fare di fondamentale importanza. Esso deve però essere alimentato da un sistema di istruzione e formazione collegato alle imprese».

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