Toscana
La famiglia Balducci convocata in Regione
PIEVE A NIEVOLE. La prossima settimana (lunedì o mercoledì i giorni probabili) la proprietà della Balducci Spa verrà convocata a Palazzo Strozzi Sacrati, sede del consiglio regionale, «per capire...
PIEVE A NIEVOLE. La prossima settimana (lunedì o mercoledì i giorni probabili) la proprietà della Balducci Spa verrà convocata a Palazzo Strozzi Sacrati, sede del consiglio regionale, «per capire quali sono le sue reali intenzioni», scrive in una nota Toscana Notizie, l'agenzia di stampa della Regione. Ieri in piazza Duomo a Firenze si è aperto il “tavolo di crisi” sulla chiusura dello storico calzaturificio per bambini con stabilimento principale in via del Melo, che ha deciso di mettere i lucchetti ai cancelli e fermare i macchinari mercoledì scorso, dopo 82 anni di vita.
Sempre che la famiglia Balducci accetti l'invito di Gianfranco Simoncini, assessore toscano al lavoro, due sono le richieste delle istituzioni (Regione, Provincia di Pistoia e Comune di Pieve a Nievole): sollecitare l'azienda a rilanciare in prima persona la produzione, salvando l'attività e i 45 dipendenti raggiunti una settimana fa da una procedura di mobilità collettiva (comunicata con una lettera nel tardo pomeriggio) e, se questo non fosse possibile, ricevere il via libera per «ricercare soggetti imprenditoriali disposti a rilanciare un marchio storico così importante».
Come naturale che sia per un distretto calzaturiero una volta florido, lo sguardo potrebbe essere puntato sui grandi gruppi toscani della scarpa (Gucci, Ferragamo, Prada, Scervino) forse interessati a investire nella moda per i più piccoli. Sul presunto interesse di un gruppo cinese a rilevare il solo marchio, per poi produrre e commercializzare dall'Oriente, Michele Gargini, Filctem Cgil, glissa: «Sono voci raccolte all'interno della ditta. Se fosse vero, se realmente l'azienda avesse allacciato qualche tipo di contatto, il nostro ragionamento salterebbe. Noi auspichiamo l'arrivo di un imprenditore vero che abbia la forza di proseguire la produzione a Pieve. Qui ci sono competenze, professionalità e know-how da non disperdere, questi sono i valori principali della Balducci».
Ma è a questo punto forse un po' tardivo l'intervento riparatore di politica e sindacati: la famiglia Balducci negli ultimi anni ha ricapitalizzato i bilanci per circa 4 milioni di euro e, dal 2011, le maestranze a lavoro sono state praticamente dimezzate (da un'ottantina a 45). In più, a dicembre, era stato firmato un accordo con i dipendenti rimasti: 40 di loro in regime di cassa integrazione, gli altri 5 in mobilità volontaria. Significa che il quadro era tetro da parecchio tempo, e che all'orizzonte non si intravedesse certo il sereno.
«Tutti vorremmo che non venisse ceduto il marchio, ma che l'azienda rimanesse in vita anche per non perdere il patrimonio artigianale e professionale di questi lavoratori – dice il sindaco di Pieve, Gilda Diolaiuti – abbiamo preso l'impegno di confrontarci con la proprietà per vedere se ci sono gli spazi per un passo indietro, se può essere cioè ritirata la mobilità e ripresa la produzione».
Della questione ora se ne occupa Simoncini, che nell'ora e mezzo della riunione di ieri è stato messo al corrente della situazione anche con un faccia a faccia con una ventina di dipendenti, che ancora una volta hanno espresso rabbia e preoccupazione per la loro sorte e quella dell'azienda. «Per i primissimi giorni della prossima settimana la Regione convocherà la proprietà della Balducci, dopodiché incontrerà di nuovo le organizzazioni sindacali (oltre a Cgil, anche Femca Cisl e Uiltec Uil, ndr)», è l'annuncio di Toscana Notizie. Sperando che la via istituzionale porti a qualcosa di buono (e di concreto).
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