Sicurezza
La Balducci gela la Regione: lettera di mobilità a tutti i dipendenti
Pieve a Nievole, l’azienda ha chiesto ufficialmente la procedura di mobilità per i 45 lavoratori. Sembrerebbe, quindi, inutile quindi il tavolo di crisi convocato dall'assessore regionale Simoncini
PIEVE A NIEVOLE. A questo punto la proprietà della Balducci spa potrebbe rispondere picche all'invito dell'assessore toscano al lavoro, Gianfranco Simoncini, per accomodarsi al tavolo di crisi nel tentativo di risollevare le sorti dell'azienda, chiusa da mercoledì scorso. I vertici dello storico calzaturificio per bambini con sede in via del Melo, hanno attivato ufficialmente la procedura di mobilità "per riduzione di tutto il personale (45 persone, ndr)".
VIDEO La storica fabbrica delle scarpe "con gli occhi"
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E' una lettera inviata a Regione, Provincia di Pistoia, sindacati e Confindustria che comunica la decisione, a quanto pare irrevocabile. A nulla serve quindi il seppur tardivo interessamento delle istituzioni, che giovedì si erano rivolte alla Balducci convocandola per un incontro a Firenze, e poi in quella sede presentare due richieste: ritirare la mobilità collettiva per le maestranze e ottenere il via libera alla ricerca di un imprenditore che rilevi marchio, ditta e lavoratori.
La prima delle due istanze è già affogata sul nascere, per la seconda forse restano alcuni spiragli. Le tre paginette della missiva scritta e firmata dalla Balducci, consentono di capire i motivi del blocco alla produzione di un'impresa nata nel 1934, con conseguente licenziamento in tronco di impiegati (23) e operai (22). «Nel 2015 - scrive l'azienda - se a inizio anno le prospettive delle vendite erano positive e le stime vedevano una presunta riconferma dei fatturati precedenti, nei mesi seguenti e con l'avvio delle prime spedizioni della stagione primavera-estate, la situazione di estrema difficoltà si è palesata in termini di annullamenti degli ordini acquisiti (oltre il 18% di media) e nell'aumento delle insolvenze dei clienti soprattutto interni. Il fatturato previsto dei clienti italiani è andato calando di un 15%. La pubblicazione del bilancio 2014, nonostante il sostanziale pareggio, ha portato gli istituti bancari a valutare negativamente la situazione e a peggiorare il rating assegnato, con la riduzione dei fidi accordati e richieste di rientro».
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Da qui la necessità di procedere alla riorganizzazione delle risorse umane, «il costo del personale era sproporzionato rispetto al fatturato e ai listini che possono essere proposti»: nel giugno 2015 mobilità per 5 dipendenti (poi ridotti a 4), a settembre altri 12 esuberi, dal 1° febbraio ulteriori 5 licenziamenti e 40 lavoratori in cassa integrazione straordinaria per un anno. Prosegue la Balducci: «Il 2016 è iniziato subito con ulteriori richieste di rientri. Gennaio e febbraio hanno visto aumentare esponenzialmente le perdite. Il dato complessivo sul mercato interno registra un calo del 24%, sia in termini di paia che di valore passando da 3,7 a 2,8 milioni il totale di ordini. Il calo è compensato dalle vendite estere che però non sono sufficienti a coprire la perdita. Gli stessi clienti storici registrano una perdita del 10%. A breve verrà pubblicato il bilancio 2015, se il sistema bancario non supporterà l'azienda in questo grave momento e se non sarà possibile reperire finanziamenti anche con ingressi di nuovi soci la società rischia lo scioglimento». Più che una lettera, un bollettino di guerra.
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